lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
2 Agosto 2011

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE AUMENTA IL RISCHIO DI DEMENZA SENILE DOPO L’INFARTO

La fibrillazione atriale sembrerebbe esporre ad un maggior rischio di un precoce declino delle funzioni cognitive e tale predisposizione risulterebbe ancora più evidente nel caso in cui il paziente abbia subito un infarto. E’ la conclusione di una meta-analisi pubblicata sulla rivista Neurology e condotta da ricercatori della University of East Anglia, in Gran Bretagna. Sono stati analizzati 15 studi comprendenti 46 mila persone di età media 70 anni. Dalle indagini è emerso che chi sopravvive ad un infarto e in seguito accusa disturbi del ritmo cardiaco, ha un rischio 2,4 volte maggiore di sviluppare un più rapido declino cognitivo rispetto a chi ha un battito cardiaco regolare. Una terapia farmacologica o l’intervento di ablazione della zona ove origina l’aritmia potrebbero dunque rappresentare degli strumenti utili per prevenire il danno cerebrale. “I nostri risultati – ha affermato Phyo Kyaw Myint, responsabile dello studio – costituiscono il punto di partenza per individuare cure che possano ritardare, o meglio ancora prevenire, i danni dovuti alla demenza senile”. Resta da chiarire l’eventuale maggior rischio di problemi alla memoria nei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale ma che non hanno subito un infarto, un aumento di probabilità peraltro già descritto da alcuni studi precedenti. Per comprendere meglio tale associazione – affermano gli autori della ricerca – servono ulteriori e più approfondite indagini.

Da: Corriere.it
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