Medinews
13 Dicembre 2012

IVABRADINA AUMENTA LA CAPACITÀ DI ESERCIZIO IN PAZIENTI CON ANGINA STABILE IN TRATTAMENTO CON BETA-BLOCCANTI

La somministrazione di ivabradina, in associazione al trattamento con beta-bloccanti, in pazienti con angina pectoris stabile sembrerebbe migliorare le capacità di esercizio a ogni livello di frequenza cardiaca a riposo. Qualunque incremento della frequenza cardiaca al di sopra della soglia ischemica, durante le attività giornaliere, può evocare un’ischemia miocardica e la riduzione della frequenza cardiaca con ivabradina, un inibitore della corrente I(f), ha efficacia anti-ischemica e anti-anginosa nei pazienti con angina stabile. Un’analisi dello studio ASSOCIATE ha valutato se l’effetto anti-ischemico e la sicurezza della somministrazione di ivabradina fossero comparabili nei pazienti che presentavano una frequenza cardiaca a riposo sopra (n = 418) e sotto (n = 436) la media di 65 battiti al minuto (bpm). Ivabradina (5 e 7,5 mg x2 al giorno), somministrata per 4 mesi, in associazione o meno alla terapia con atenololo (50 mg al giorno), ha mostrato una riduzione della frequenza cardiaca a riposo nei due gruppi di pazienti (-9,1 in quello con frequenza cardiaca > 65 bpm e -5,9 in quello con frequenza ≤ 65 bpm) (entrambi p < 0,001) e a tutti i livelli di esercizio (tutti p < 0,001). La capacità di esercizio fisico è migliorata (durata totale, tempo all’angina, esordio dell’angina, depressione di 1 mm del segmento ST; tutti p < 0,05) e non sono state osservate differenze tra i due gruppi in termini di sicurezza.
International Journal of Cardiology
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