giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
17 Novembre 2008

ISTAT, SI SENTONO IN ‘SALUTE’ OLTRE 7 ITALIANI SU 10

La salute non è un problema per la maggior parte degli italiani: il 73,3% della popolazione dà infatti un giudizio positivo sul proprio stato fisico. E’ la fotografia scattata dall’Annuario statistico italiano 2008 dell’Istat. In particolare, circa tre persone su quattro hanno dato un punteggio tra quattro e cinque, in una scala che arriva appunto fino a cinque. Ma le donne confermano lo svantaggio rispetto agli uomini: a sentirsi bene è il 70% contro il 76,6% degli appartenenti al ‘sesso forte’. All’aumentare dell’età, naturalmente, la tendenza decresce: tra i 65 e i 74 anni scende al 45% la quota di chi si sente in salute, fino a raggiungere il 26,5% tra gli ultrasettantacinquenni. Un importante indicatore per valutare lo stato di salute di una popolazione – rileva l’Istat – è la diffusione di patologie croniche, soprattutto in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da un alto tasso di invecchiamento. Il 39% dei residenti nello Stivale ha dichiarato di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, quota in lieve aumento rispetto al 2007. Ma la percentuale di persone che, pur essendo colpite da almeno una malattia cronica, si percepiscono in buona salute è pari al 47,5%. I disturbi più diffusi sono l’artrosi/artrite (18%), l’ipertensione (16%), le malattie allergiche (10,6%), l’osteoporosi (7,3%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,4%) e il diabete (4,8%). Per quanto riguarda invece le principali cause di morte in Italia, i primi killer si confermano le malattie cardiovascolari (419 decessi per 100 mila abitanti); a seguire i tumori (291), le patologie respiratorie (10) e le morti violente (44,5 su 100 mila). Infine, quasi il 40% della popolazione ha fatto uso di farmaci nei due giorni precedenti l’intervista. Le donne assumono medicinali più degli uomini (44% contro il 35,3%) e le quote di consumatori aumentano all’avanzare dell’età: dopo i 55 anni oltre la metà della popolazione ne fa uso, fino a raggiungere l’87,5% tra gli ‘over 75’.
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