domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
22 Febbraio 2010

ISPESL, PER MEDICI E INFERMIERI RECORD DISTURBI PSICOLOGICI

Camici bianchi e operatori della sanità ‘bombardati’ da disturbi psico-sociali legati al lavoro. Tanto che circa il 26% degli occupati nel settore lamenta forti rischi legati al proprio benessere mentale. Mentre le donne impiegate nella sanità e nella pubblica amministrazione sono particolarmente esposte a incappare in questi problemi. Questi i dati presentati dall’Ispesl a Roma, in occasione della XI Giornata nazionale di informazione sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro. In generale “è il carico di lavoro eccessivo, indicato dal 14,5% degli occupati, la principale fonte di stress. Seguono le manifestazioni di prepotenza e discriminazione (avvertite da circa il 4,6% dei lavoratori) e le minacce o le violenza fisiche sul luogo di lavoro (circa l’1,6%)”. Così, spiega l’Ispesl, oltre un milione di lavoratori è “soggetto a fenomeni di discriminazione, mentre circa 381 mila si dichiarano esposti a minacce o violenze fisiche”. “L’importanza della salute mentale e del benessere al lavoro è stata riconosciuta anche dall’Organizzazione mondiale della sanità”, sottolinea Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di medicina del lavoro. “Al proposito, a livello europeo è stata presa un’iniziativa per contrastare le problematiche connesse al benessere, alla prevenzione, al trattamento, cura e riabilitazione dei problemi di salute mentale, concludendo due accordi volontari sullo stress correlato al lavoro (2004) e sulle molestie e la violenza nel luogo di lavoro (2007)”. Tra i rischi psicosociali sul lavoro, spiega il direttore del Dipartimento di medicina del lavoro, “emerge la gravità dello stress nei lavoratori italiani ed europei. Si tratta di un problema che, secondo l’Unione europea, interessa circa 40 milioni di cittadini” nel vecchio continente. Per quanto riguarda le molestie, un primato in negativo spetta alle donne che lavorano nella pubblica amministrazione, in particolare “per le posizioni dirigenziali e quelle di operaie e collaboratrici”. Sono loro a essere le principali protagoniste di episodi di prepotenza e discriminazioni. L’età e lo stesso ruolo di ‘collaboratore’, da cui deriva una debolezza della posizione, andrebbero ad aumentare i rischi per le lavoratrici, conclude l’Ispesl.
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