giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
13 Giugno 2011

IPILIMUMAB IN ASSOCIAZIONE A DACARBAZINA NEL MELANOMA METASTATICO MAI TRATTATO

La combinazione di ipilimumab alla dacarbazina offre una migliore sopravvivenza globale rispetto alla sola dacarbazina ai pazienti con melanoma metastatico mai trattato prima. In uno studio di fase 3, la monoterapia con ipilimumab (alla dose di 3 mg/kg peso corporeo), rispetto a glicoproteina 100, aveva già mostrato migliorare la sopravvivenza globale dei pazienti con melanoma metastatico precedentemente trattati. Ricercatori europei, statunitensi, canadesi e israeliani hanno randomizzato (rapporto 1:1), in uno studio di fase 3, 503 pazienti con melanoma metastatico non trattato precedentemente a ipilimumab (10 mg/kg peso corporeo) e dacarbazina (850 mg/m2 superficie corporea) o a dacarbazina (850 mg/m2 superficie corporea) e placebo alle settimane 1, 4, 7 e 10, seguite da sola dacarbazina ogni 3 settimane fino alla settimana 22. I pazienti che a questo punto presentavano stabilizzazione della malattia o risposta oggettiva e nessun effetto tossico che limitasse la dose hanno ricevuto ipilimumab o placebo ogni 12 settimane come terapia di mantenimento. Endpoint primario era la sopravvivenza globale. Lo studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) indica una sopravvivenza globale significativamente più lunga nel gruppo di pazienti che hanno ricevuto l’associazione ipilimumab e dacarbazina rispetto a quella osservata nei pazienti in terapia con sola dacarbazina (11.2 mesi vs 9.1 mesi), con tassi di sopravvivenza più alti nel gruppo ipilimumab-dacarbazina a 1 anno (47.3% vs 36.3%), a 2 (28.5% vs 17.9%) e 3 anni (20.8% vs 12.2%) (hazard ratio per decesso 0.72; p < 0.001). Eventi avversi di grado 3 e 4 si sono manifestati nel 56.3% dei pazienti trattati con ipilimumab e dacarbazina, rispetto al 27.5% di quelli trattati con sola dacarbazina (p < 0.001). Nessun caso di morte legata al farmaco o perforazione intestinale si è verificato nel gruppo trattato con l’associazione. Il tipo di eventi avversi era caratteristico del farmaco (ipilimumab), come già osservato in studi precedenti, tuttavia, le percentuali di valori elevati di funzionalità epatica erano più alte e i tassi degli eventi gastrointestinali più bassi di quelli attesi sulla base dei precedenti studi.
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