domenica, 6 dicembre 2020
Medinews
5 Aprile 2011

IPERTENSIONE: PREVENZIONE SECONDARIA EFFICACE ANCHE IN CHI NON HA VALORI OLTRE I LIMITI

Le terapie anti-ipertensive abbassano il rischio di eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus anche in chi non ha i valori pressori oltre i limiti standard. Questa la conclusione di un’ampia ricerca condotta su 25 studi, comprendenti in totale 64.162 persone di età compresa tra 55 e 68 anni, non ipertese (con pressione massima/minima <140/90 mmHg), ma con una storia clinica di malattia cardiovascolare. I pazienti compresi negli studi analizzati avevano assunto in modo randomizzato farmaci antipertensivi (beta-bloccanti, sartani o Ace-inibitori combinati a un diuretico o a un calcio-antagonista) oppure un placebo (gruppo di controllo) per un periodo variabile da 1,5 a 63 mesi. I ricercatori, guidati da Lydia A. Bazzano della Tulane University di New Orleans, negli Usa, hanno osservato che, tra i pazienti che assumevano anti-ipertensivi, i tassi di rischio di ictus, di infarto miocardico e di scompenso cardiaco congestizio erano inferiori a quelli del gruppo placebo, del 23, 20 e 29% rispettivamente. I pazienti in terapia, inoltre, presentavano un rischio significativamente minore di decesso correlato a malattia cardiovascolare (-17%) e per tutte le cause (-13%). Tali evidenze si mantenevano significative indipendentemente dalla classe di farmaci assunta. Nonostante un trattamento terapeutico farmacologico per tutti gli individui di una popolazione di questo tipo (non ipertesi) non sia economicamente perseguibile – commentano gli autori – una strategia più ragionevole potrebbe consistere nell’identificare il sottogruppo delle persone pre-ipertese (cioè in range 131-139 mmHg di sistolica, 86-89 mmHg di diastolica) che potrebbe ottenere i maggiori benefici da una terapia farmacologica precoce.

DoctorNews – Journal of the American Medical Association (JAMA)
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