mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
6 Luglio 2009

INIBIZIONE DEL RECETTORE NICOTINICO NON NEURONALE NEL TRATTAMENTO DEL TUMORE AL POLMONE

Ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Genova in collaborazione con colleghi italiani e francesi hanno osservato, in un modello animale di cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), una sopravvivenza doppia nei topi trattati con alfa-CbT (alfa-cobratossina), che verosimilmente risulta dall’associazione di meccanismi molteplici, tra cui gli effetti anti-proliferativi ed anti-angiogenetici. In letteratura, vari studi hanno suggerito un importante ruolo dei recettori nicotinici dell’acetilcolina (nAChR), a cui si lega la nicotina, nella predisposizione e storia naturale del cancro al polmone. La subunità 7-alfa del recettore nAChR sembra assumere importanza nel controllo dello sviluppo del tumore al polmone indotto da nicotina e nel segnale di trasduzione della crescita cellulare indotto dalla nicotina dopo il suo legame ai recettori nAChR. Gli studiosi sono partiti dal presupposto che le mutazioni nei geni che codificano per i recettori della nicotina sono fortemente connessi non solo con la tendenza a fumare (smoke addiction), ma anche con la suscettibilità al cancro del polmone. Scopo dello studio, pubblicato nella rivista American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine (leggi abstract originale), era quello di investigare le proprietà antitumorali degli antagonisti del recettore nAChR 7-alfa. I risultati dello studio hanno evidenziato che l’esposizione a nicotina porta ad aumentata espressione dei recettori nAChR, che di conseguenza stimolano la proliferazione cellulare e inibiscono l’apoptosi, aspetti che caratterizzano lo sviluppo del tumore. In passato, gli stessi ricercatori avevano dimostrato che un antagonista del recettore nAChR (d-tubocurarina/alfa-cobratossina, alfa-CbT) era specifico per la subunità 7-alfa. In questo studio, gli stessi ricercatori dimostrano che alfa-CbT riesce ad inibire la crescita del NSCLC e a prolungare la sopravvivenza dei topi diabetici non obesi immunodeficienti gravi (NOD/SCID), trapiantati ortotopicamente con NSCLC umano. I topi erano stati suddivisi in tre gruppi: non trattati (controllo), trattati con alfa-CbT e trattati con chemioterapia standard (cisplatino). I topi NOD/SCID trattati con chemioterapia standard hanno mostrato una sopravvivenza superiore del 16% rispetto a quelli non trattati (p = 0.05), mentre quelli trattati con alfa-CbT sono sopravvissuti mediamente 1.7 volte più a lungo rispetto a quelli trattati con cisplatino e 2.1 volte in più rispetto ai controlli (p = 0.0005). La ricerca infine suggerisce una tossicità ridotta del trattamento, in quanto alfa-CbT non inibirebbe la proliferazione in cellule normali non tumorali.
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