domenica, 3 maggio 2026
Medinews
31 Ottobre 2014

INIBIZIONE COMBINATA DI BRAF E MEK VS SOLA INIBIZIONE BRAF NEL MELANOMA

La combinazione di dabrafenib e trametinib, rispetto a solo dabrafenib, migliora il tasso di sopravvivenza libera da progressione in pazienti con melanoma metastatico e mutazioni di BRAF V600E o V600K, precedentemente non trattati. L’inibizione combinata di BRAF e MEK, rispetto alla sola inibizione BRAF, ha mostrato ritardare l’insorgenza della resistenza e ridurre gli effetti tossici nei pazienti con melanoma e mutazioni BRAF V600E o V600K. In questo studio di fase III, pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi testo), ricercatori australiani, europei (in Italia, i gruppi della Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Istituto Oncologico Veneto, IRCCS di Padova, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Regina Elena, Istituto Nazionale dei Tumori di Roma), russi e statunitensi hanno randomizzato 423 pazienti con melanoma non operabile in stadio IIIC o IV, con mutazione BRAF V600E o V600K, precedentemente non trattati, alla combinazione di dabrafenib (150 mg due volte al giorno per os) e trametinib (2 mg al giorno per os) oppure a dabrafenib e placebo. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione, endpoint secondari erano la sopravvivenza globale, il tasso di risposta, la durata della risposta e la sicurezza. Gli autori hanno anche condotto un’analisi ad interim della sopravvivenza globale, programmata precedentemente. I risultati indicano una sopravvivenza mediana libera da progressione di 9.3 mesi nel gruppo randomizzato alla combinazione dabrafenib-trametinib e di 8.8 mesi in quello a solo dabrafenib (hazard ratio di progressione o morte nel gruppo dabrafenib-trametinib 0.75, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.57 – 0.99; p = 0.03). Il tasso di risposta globale è risultato pari al 67% nel gruppo dabrafenib-trametinib vs 51% in quello a solo dabrafenib (p = 0.002). Dopo 6 mesi, il tasso di sopravvivenza globale, nell’analisi ad interim, è risultato pari al 93% con dabrafenib-trametinib e all’85% con solo dabrafenib (hazard ratio di morte 0.63, IC 95%: 0.42 – 0.94; p = 0.02). Tuttavia, il confine specificato di blocco dell’efficacia non è stato superato (p a due code = 0.00028). I tassi di eventi avversi erano simili nei due gruppi, sebbene più modificazioni di dose siano state richieste nel gruppo di combinazione dabrafenib-trametinib. La percentuale di carcinoma cutaneo a cellule squamose era più bassa nel gruppo dabrafenib-trametinib che in quello con solo dabrafenib (2 vs 9%), mentre l’iperpiressia si è manifestata in più pazienti (51 vs 28%) ed era più frequentemente grave (grado 3: 6 vs 2%) nel gruppo con dabrafenib-trametinib. In conclusione, la combinazione di dabrafenib e trametinib ha migliorato il tasso di sopravvivenza libera da progressione, rispetto a solo dabrafenib, nei pazienti con melanoma metastatico e mutazioni BRAF V600E o V600K, precedentemente non trattati.
Secondo il dottor Mario Mandalà, dirigente medico nell’Unità di Oncologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e autore di questa ricerca, “lo studio dimostra per la prima volta che la combinazione di un BRAF inibitore (dabrafenib) con un MEK inibitore (trametinib) è superiore al BRAF inibitore (dabrafenib) da solo nei pazienti con melanoma in fase avanzata con mutazione BRAFV600. La terapia di combinazione rappresenta un nuovo standard terapeutico in questi pazienti; non solo è più efficace ma riduce l’effetto stimolatorio paradosso dei BRAF inibitori in monoterapia, meccanismo che è alla base dell’insorgenza di carcinomi squamo-cellulari in questi pazienti nonché della potenziale stimolazione di ‘dormancy cells’. La combinazione è attualmente uno standard terapeutico negli Stati Uniti, mentre non è ancora approvata in Europa e in Italia è disponibile mediante la procedura dell’uso nominale. Lo studio dei meccanismi di resistenza intrinseci e acquisiti, nonché la combinazione delle terapie target con gli anticorpi immunomodulanti – afferma il dott. Mandalà, – rappresentano le sfide che affronteremo nella strategia terapeutica di questi pazienti al fine di migliorare in maniera consistente e duratura le risposte e i tassi di controllo della malattia a lungo termine.”
TORNA INDIETRO
Panoramica privacy
Medinews

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: Privacy & Cookie

Cookie strettamente necessari

I cookies necessari sono indispensabili per le funzionalità del sito. Questa categoria include solo i cookies per le funzionalità di base e sulla sicurezza del sito. Questi cookies non memorizzano nessun dato personale.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Qualsiasi cookies non necessario alle funzionalità del sito, vengono usati per memorizzare dati personali via analytics, pubblicità e altri.