giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
16 Maggio 2011

INIBITORI MULTICHINASICI NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Questo studio retrospettivo dimostra l’elevata percentuale di eventi avversi nei pazienti trattati con sunitinib e sorafenib e suggerisce l’esigenza di nuove terapie efficaci e tollerabili. Gli inibitori multichinasici, sunitinib e sorafenib, sono attualmente utilizzati come terapia standard per il carcinoma renale metastatico. Lo studio pubblicato sulla rivista BMC Cancer (leggi abstract originale) ha valutato la sicurezza e le modalità di trattamento con questi agenti in una situazione reale quale la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Gli oncologi pavesi hanno condotto una revisione delle cartelle cliniche raccolte presso il loro centro oncologico. Lo studio ha incluso pazienti naïve per inibitori multichinasici non arruolati in altri studi clinici, di età ≥ 18 anni, con diagnosi istologica di carcinoma renale metastatico, che avevano ricevuto sunitinib o sorafenib quale primo inibitore multichinasico nel periodo settembre 2005 – luglio 2008. I dati raccolti riguardavano eventi avversi, modifica del trattamento (sospensione, interruzione, modulazione della posologia) e le ragioni per questa alterazione. Nello studio sono stati inclusi 145 pazienti, 85 hanno ricevuto sunitinib e 60 sorafenib, come primo inibitore multichinasico. La durata mediana del trattamento è stata 6.6 mesi per sunitinib e 5.8 mesi per sorafenib; il 97.6% dei pazienti che ha ricevuto sunitinib e il 70.0% di quelli in trattamento con sorafenib ha manifestato almeno un evento avverso, mentre rispettivamente il 27.1 e il 31.7% ha avuto ≥ 1 evento avverso di grado 3 – 4. L’evento avverso, di ogni grado, più frequente con sunitinib è stato fatigue/astenia (81.2%), seguito da mucosite/stomatite (58.8%) e riduzione della sensazione del gusto (42.4%), mentre con sorafenib fatigue/astenia si è manifestata nel 43.3% dei pazienti, seguita da sindrome mano-piede (38.3%) e diarrea (31.7%). La sospensione, l’interruzione del trattamento e la riduzione della dose per eventi avversi è stata adottata rispettivamente nell’11.8%, 23.5% e 30.6% dei pazienti che hanno ricevuto sunitinib e nel 5.0%, 23.3% e 36.7% di quelli in trattamento con sorafenib. In conclusione, la maggior parte dei pazienti ha manifestato più di un evento avverso durante terapia di prima linea con inibitori multichinasici e gli eventi avversi più frequentemente dichiarati dai pazienti hanno indotto modificazioni del trattamento terapeutico nel 40% dei pazienti che ricevevano sunitinib e nel 45% di quelli trattati con sorafenib. I risultati di questo studio suggeriscono, quindi, la necessità di sviluppare nuovi ed efficaci trattamenti, maggiormente tollerabili, per il carcinoma renale metastatico.
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