venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
12 Giugno 2012

INFARTO: PIU’ DEL 50% DEI PAZIENTI USA NON RICEVE COUNSELLING SULL’ATTIVITA’ SESSUALE

La mancanza di un appropriato counseling è associata alla perdita di attività sessuale nel corso dell’anno successivo a un infarto. La mortalità non risulta significativamente aumentata nei pazienti sessualmente attivi nell’anno successivo all’infarto, nemmeno a distanza di un solo mese dall’evento. Sono le conclusioni di uno studio multicentrico osservazionale sui dati dei pazienti arruolati nel registro Triumph. Nel corso del primo anno dopo l’infarto, le principali variabili misurate sono state la perdita di attività sessuale (minore frequenza di rapporti o nessuna attività in coloro che erano sessualmente attivi nel corso dell’anno precedente l’evento) e la mortalità. L’età media dei partecipanti era circa 61 anni per le donne (n = 605) e 59 per gli uomini (n = 1.274). Quelli sessualmente attivi durante l’anno precedente e a 1 anno dal ricovero erano il 44% e 40% delle donne e il 74% e 68% degli uomini, rispettivamente. Un terzo delle donne e il 47% degli uomini ha riferito di aver ricevuto istruzioni di dimissione ospedaliera relative alla ripresa dei rapporti sessuali. La maggioranza dei partecipanti allo studio, invece, che non ha beneficiato di raccomandazioni mediche in tal senso, denunciava la perdita di attività sessuale, con maggior frequenza le donne (tasso relativo d’inattività per le femmine: 1,44; per gli uomini: 1,27). Un anno dopo l’infarto la mortalità è risultata simile tra coloro che hanno riportato di essere attivi sessualmente nel primo mese dopo l’infarto miocardico e quelli che non hanno avuto rapporti.

American Journal of Cardiology
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