giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
6 Settembre 2011

INFARTO: LA CONTROPULSAZIONE AORTICA NON DIMINUISCE LA LESIONE MA AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA

La contropulsazione aortica (IABP -Intra Aortic Balloon Pump), tecnica che prevede l’inserimento di una pompa collegata al ‘palloncino’ in aorta, è stata ideata per aumentare l’afflusso di sangue al cuore in modo da ridurre il carico di lavoro all’organo cardiaco. Studi precedenti su animali hanno suggerito che questa misura di emergenza – in genere temporanea – potrebbe ridurre l’entità del danno causato dall’infarto al muscolo cardiaco. Ma i ricercatori del Duke University Medical Centre di Durham, negli Usa, hanno scoperto che tale intervento, eseguito prima dell’angioplastica, nell’uomo non ha gli stessi effetti dimostrati invece sulle cavie e quindi non serve per ridurre la lesione al miocardio. Lo studio – pubblicato online il 30 agosto sul Journal of American Medical Society e presentato al meeting 2011 della Società Europea di Cardiologia – ha confrontato 161 pazienti con infarto del tipo più grave (STEMI) sottoposti a contropulsazione aortica e 176 pazienti con angioplastica senza tale misura. Non è risultata alcuna differenza significativa nell’entità della lesione al muscolo cardiaco tra i due gruppi. Anzi. Il gruppo sottoposto a contropulsazione aortica ha evidenziato maggiori complicazioni mediche a breve termine, inclusi più frequenti sanguinamenti e problemi vascolari, rispetto al gruppo di controllo trattato in modo standard. Tuttavia, a 6 mesi, solo tre pazienti (1,9%) sottoposti alla contropulsazione aortica erano deceduti, rispetto ai 9 del gruppo di controllo (5,2%). Sebbene lo studio non sia stato progettato per esaminare i risultati clinici, i ricercatori si sono dichiarati soddisfatti per il basso tasso di mortalità (inferiore al 5%) nel gruppo che ha ricevuto la terapia intra-aortica. “Anche se l’utilizzo di routine di IABP non è raccomandato, i medici dovrebbero sforzarsi di identificare i pazienti che sono a rischio di rapido deterioramento e possono beneficiarne,” ha affermato il cardiologo e coordinatore dello studio, dr. Manesh Patel.

Da HealthDay News, ESC 2011
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