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6 Dicembre 2011

INFARTO: I FARMACI PSICOTROPI AUMENTANO IL RISCHIO DI ARITMIA FATALE

I farmaci antipsicotici e anti-depressivi, specie se assunti in associazione, aumentano il rischio di morte improvvisa per aritmia fatale a seguito di un evento coronarico acuto. E’ la conclusione di un’analisi effettuata nell’ambito dello studio genetico finlandese sugli eventi aritmici (FinGe sture). Ricercatori dell’Istituto di Medicina Clinica dell’Università di Oulu (Finlandia) hanno raccolto i dati relativi a 2.732 vittime di morte improvvisa avvenuta tra 1998 e 2009 in ospedale a seguito di un evento coronarico acuto. Il gruppo di controllo era costituito da 1.256 pazienti trattati presso l’ospedale universitario di Oulu, sopravvissuti ad infarto miocardico acuto. I risultati hanno evidenziato che il 9,7% e l’8,6% dei pazienti deceduti aveva assunto antipsicotici e antidepressivi (rispettivamente) in confronto al 2,4% e al 5,5% nel gruppo di controllo (rischio relativo di 4,4 e 1,6, rispettivamente). Inoltre, la combinazione di fenotiazine e un qualunque antidepressivo è risultata associata a un rischio molto elevato di morte cardiaca improvvisa (rischio relativo di 18,3). Le differenze nell’utilizzo dei farmaci psicotropi tra i due gruppi sono rimaste significative dopo correzioni dei dati per l’assunzione di medicinali cardiovascolari come aspirina, beta-bloccanti e ACE inibitori. Alcuni farmaci antipsicotici hanno evidenziato di causare un prolungamento dell’intervallo QT dell’elettrocardiogramma in quanto portano all’inibizione dei canali del potassio; ciò può scatenare aritmie ventricolari e quindi morte improvvisa. A quanto si legge nell’editoriale a firma di Josep Brugada dell’Hospital Clinic di Barcellona, chi assume farmaci psicotropi si espone a un maggior rischio di eventi coronarici a causa della combinazione di due fattori: in primo luogo in ragione degli effetti proaritmici dei farmaci psicoattivi, e in secondo luogo a causa di maggiori fattori di rischio cardiovascolare. Questi pazienti, infatti, hanno una maggiore incidenza di diabete, dislipidemia e ipertensione rispetto alla popolazione generale e con maggiore probabilità conducono stili di vita sedentaria. “Sono convinto – scrive Brugada – che sia la combinazione di questi due fattori che pone questa popolazione a maggior rischio di morte cardiovascolare”. Tali osservazioni evidenziano la necessità di maggiori collegamenti e riferimenti tra cardiologi e psichiatri nella gestione della cura dei pazienti che devono assumere in particolare farmaci antispicotici.

Esc – European Heart Journal
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