mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
6 Aprile 2010

INFARTO E INSUFFICIENZA CARDIACA: SÌ ALL’ANTIAGGREGANTE

In pazienti con insufficienza cardiaca, che hanno avuto un infarto acuto al miocardio ma non sono stati sottoposti a intervento coronarico percutaneo, la terapia con clopidogrel è associata a una significativa diminuzione della mortalità. Lo affermano i risultati di un ampio studio clinico danese, pubblicato di recente sul Journal of the American College of Cardiology: risultati che indicano, per la prima volta e con grande chiarezza, l’utilità del clopidogrel per questa specifica categoria di pazienti. I ricercatori, guidati da Lisbeth Bonde, del Copenhagen University Hospital, hanno passato in rassegna i registri ospedalieri nazionali, identificando circa 57.000 pazienti ricoverati tra il 2000 e il 2005 per un primo episodio di infarto acuto al miocardio, non seguito da angioplastica. In seguito hanno suddiviso questi pazienti in due gruppi (persone con insufficienza cardiaca e persone senza insufficienza cardiaca) e questi, a loro volta, in altri due sottogruppi (persone che assumevano o non assumevano clopidogrel). Dal confronto dei tassi di mortalità in questi sottogruppi, a 18 o 24 mesi dal ricovero, è emersa una differenza significativa tra i pazienti con insufficienza cardiaca che assumevano il farmaco e quelli che non lo assumevano. Nel primo caso, infatti, il tasso di mortalità è risultato del 28,1%, contro il 32,2% del secondo. Nessuna differenza, invece, si è registrata in assenza di insufficienza cardiaca.

Agi
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