La procedura è largamente utilizzata nei pazienti con grande tumore invasivo macrovascolare, multinodulare; i risultati suggeriscono un aggiornamento delle linee guida
Scopo dello studio osservazionale dell’HCC East-West Study Group era investigare in ambito retrospettivo il profilo dei pazienti e i risultati di quelli sottoposti a resezione del carcinoma epatico in grandi centri chirurgici in tutto il mondo (in Italia: Centro Humanitas di Rozzano, Università di Milano, Ospedale Mauriziano ‘Umberto I’ di Torino e Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma). Se la chirurgia per il carcinoma epatico sia un approccio applicabile e, in particolare, per quale sottogruppo di pazienti è materia ancora controversa. Le linee guida EASL/AASLD (European Association for the Study of Liver Disease/American Association for the Study of Liver Disease), che si basano sulla classificazione del Barcelona Clinic Liver Cancer (BCLC), lasciano poco spazio alla resezione epatica. Al contrario, altri studi prospettano una sua più ampia applicazione. Dal ‘network’ “Hepatocellular Carcinoma: Eastern & Western Experiences”, sono stati raccolti i dati di 2046 pazienti consecutivi sottoposti a resezione per il carcinoma epatico in 10 centri. Secondo la classificazione BCLC, 1012 pazienti (50%) erano in classe BCLC 0 – A, 737 (36%) in classe BCLC B e 297 (14%) in classe BCLC C. Nello studio pubblicato sulla rivista Annals of Surgery (leggi abstract) sono state condotte analisi di sopravvivenza globale e libera da malattia e analisi multivariata dei fattori prognostici. I risultati indicano un tasso di mortalità a 90 giorni del 2.7%, mentre la morbilità globale è stata del 42%. Dopo un follow-up mediano di 25 mesi (range: 1 – 209), i tassi di sopravvivenza globale a 1, 3 e 5 anni erano rispettivamente pari al 95, 80 e 61% per i pazienti in classe BCLC 0 – A e pari all’88, 71 e 57% per quelli in classe BCLC B, mentre erano del 76, 49 e 38% per la classe BCLC C (p = 0.000). I tassi di sopravvivenza libera da malattia a 1, 3 e 5 anni erano i seguenti: 77, 41 e21% per i pazienti in classe BCLC 0 – A; 63, 38 e 27% per la classe BCLC B e 46, 28 e 18% per BCLC C (p = 0.000). L’analisi multivariata ha identificato bilirubina, cirrosi, varici esofagee, dimensioni del tumore e invasione macrovascolare quali fattori prognostici indipendenti significativi di sopravvivenza globale. In conclusione, questo ampio studio multicentrico mostra che la chirurgia è largamente applicata in pratica clinica per i pazienti con grandi carcinomi epatici multinodulari, invasivi, macrovascolari, ed è in grado di fornire risultati accettabili nel breve e lungo termine giustificando di conseguenza l’aggiornamento delle linee guida terapeutiche dell’EASL/AASLD in questo senso.Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2013