sabato, 18 settembre 2021
Medinews
14 Dicembre 2009

INDAGINE MEDICI SPECIALIZZANDI, IN SCUOLE FORMAZIONE INADEGUATA

Tante ombre e poche luci sulle scuole di specializzazione in medicina in Italia. Alcuni percorsi formativi, ad esempio nell’area chirurgica, sono considerati insufficienti o appena sufficienti. In generale, la preparazione ricevuta viene ritenuta spesso “inadeguata”. Non solo. Non vi è una parificazione dei diritti quali mensa, vestiario e posto macchina rispetto agli altri dipendenti delle aziende. Insomma, un quadro ‘cupo’, tanto che la metà degli specializzandi o non si iscriverebbe nuovamente alla stessa scuola di specializzazione o lo farebbe in un altro ateneo. E’ quanto emerge dall’indagine conoscitiva sulle scuole di specializzazione condotta da Federspecializzandi, la Federazione dei giovani medici in formazione. L’indagine è stata realizzata distribuendo questionari a risposta multipla ad un campione di camici bianchi in formazione su tutto il territorio nazionale. “Una prima analisi su una parte consistente dei dati, la cui totalità verrà elaborata con metodi di analisi statistica – spiega Federspecializzandi – delinea un quadro non soddisfacente. La maggior parte degli specializzandi (dai dati finora analizzati) ritiene inadeguata la preparazione ricevuta durante la formazione specialistica”. I malumori più accesi arrivano dalla sezione dedicata all’area chirurgica. “Dai dati – sottolinea la Federazione – si può dedurre che molti chirurghi in formazione si lamentano di non essere adeguatamente formati dal punto di vista pratico, difatti difficilmente vengono investiti del ruolo di primo operatore, eccezion fatta per interventi di piccola chirurgia. In circa l’80% dei casi non vi è un percorso formativo chiaro durante la specializzazione e sono nettamente carenti le lezioni teoriche o di tecniche operatorie, oltre alle simulazioni con ausili meccanici o animali”. Dall’indagine emerge che solo in esigua parte (9%) all’interno degli atenei è presente un sistema di valutazione dei docenti, che sono presenti come figure di tutoraggio, ma il cui operato è giudicato buono solo nel 18% dei casi. Altro motivo di insoddisfazione è che durante il percorso formativo, i medici in formazione specialistica si ritengono in alcuni casi “investiti di una responsabilità eccessiva, dovendo assumersi responsabilità proprie dei medici strutturati (ad esempio guardie in autonomia, visite ambulatoriali e consulenze specialistiche)”. Generalmente, eccezione fatta per le discipline chirurgiche, vengono svolte tutte le attività indicate per il percorso formativo, ma la valutazione sull’utilità di queste ultime è appena sufficiente. Dall’indagine emergono, però, anche indicazioni incoraggianti. Ad esempio, viene giudicato positivo il miglioramento riguardo l’orario di lavoro, le assenze volontarie previste dal contratto, il congedo per maternità e malattia. E ancora: “Si può interpretare come un piccolo segnale positivo di cambiamento – riferisce Federspecializzandi – il fatto che un consiglio di scuola è presente nella maggior parte delle scuole stesse e l’informazione esistente tra gli specializzandi sulle funzioni di questo organo pare sufficiente, al contrario di quella su statuto e regolamenti. Viceversa, purtroppo, ai medici in formazione italiani ancora non viene consentito di usufruire dei fondi, derivanti dalle tasse di iscrizione versate, finalizzati alla formazione. Inoltre, il ‘log book’, registro delle attività pratiche eseguite, non è ancora in uso presso la maggior parte degli atenei oggetto dell’indagine”.
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