INCIDENZA E RISCHIO DI MORTALITÀ LEGATA AL TRATTAMENTO IN PAZIENTI ONCOLOGICI CHE RICEVONO INIBITORI DI mTOR
L’utilizzo di questi agenti è associato a un basso, anche se più elevato rischio di eventi fatali avversi rispetto ai pazienti di controllo; in certe condizioni però il loro impiego è giustificato per le indicazioni approvate. Il trattamento che prevede l’inibizione di mTOR (mammalian target of rapamycin) è un ormai consolidato per molte neoplasie maligne. Ricercatori statunitensi, coreani, brasiliani e canadesi, coordinati dai colleghi del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno condotto una meta-analisi aggiornata per valutare il rischio di eventi fatali avversi in pazienti oncologici trattati con inibitori mTOR. A questo scopo, hanno condotto una ricerca nei database di PubMed, conferenze e clinicaltrials.gov degli articoli pubblicati tra gennaio 1966 e giugno 2012. Gli studi eleggibili dovevano aver utilizzato inibitori mTOR approvati (everolimus e temsirolimus) per i pazienti oncologici, essere randomizzati e presentare adeguati profili di sicurezza. L’estrazione dei dati è stata eseguita in accordo alla dichiarazione PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) indicano che nell’analisi sono stati inclusi in totale 3193 pazienti da 8 studi randomizzati, controllati (RCT), 2236 dei quali in studi con everolimus e 957 con temsirolimus. Il rischio relativo (RR) degli eventi fatali avversi correlato all’uso di inibitori mTOR è risultato di 2.20 (IC 95%: 1.25 – 3.90; p = 0.006), rispetto ai pazienti di controllo. Nell’analisi di sottogruppo non è stata rilevata differenza sul tasso di eventi fatali avversi tra everolimus e temsirolimus o tra i diversi tipi di tumore (carcinoma renale vs tumori non renali) e nessuna evidenza di bias di pubblicazione è stata osservata. In conclusione, l’utilizzo di inibitori mTOR è stato associato a un modesto, ma più elevato rischio di eventi fatali avversi rispetto ai pazienti di controllo. In un appropriato scenario clinico, tuttavia, l’uso di questi agenti target rimane giustificato nell’ambito delle indicazioni che hanno ricevuto l’approvazione dell’agenzia regolatoria.