domenica, 28 febbraio 2021
Medinews
3 Giugno 2009

INCIDENZA DI CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI CON EPATITE CRONICA: EFFETTO DI INTERFERONE ALFA-2B E RIBAVIRINA

Uno studio multicentrico giapponese suggerisce che la risposta virologica sostenuta o la normalizzazione dei livelli di ALT dopo la terapia possano abbassare il rischio di sviluppare il tumore

Ricercatori giapponesi hanno valutato gli effetti a lungo termine della somministrazione di interferone (IFN) alfa-2b in combinazione con ribavirina. Hanno inoltre voluto chiarire se questa terapia possa ridurre l’incidenza di epatocarcinoma nei pazienti con epatite cronica C. Nello studio multicentrico, pubblicato in Hepatology Research (leggi abstract originale), sono stati arruolati 403 pazienti con infezione da virus dell’epatite C. I pazienti, tutti trattati con la combinazione IFN alfa-2b e ribavirina, sono stati oggetto di indagine riguardo l’incidenza di epatocarcinoma dopo la terapia e i fattori di rischio per carcinogenesi epatica. Una risposta virologica sostenuta (RVS) è stata osservata in 139 pazienti (34%). La percentuale cumulativa di incidenza di epatocarcinoma era significativamente più bassa nei pazienti con RVS rispetto a quelli senza RVS (p = 0.03), mentre non sono state osservate differenze circa l’incidenza cumulativa di epatocarcinoma tra il gruppo che ha mostrato risposta transitoria (RT) e quello che non ha risposto al trattamento (RN). L’analisi di regressione di Cox ha indicato, quali fattori indipendenti significativi di rischio per lo sviluppo di epatocarcinoma, l’età superiore a 60 anni (p = 0.006), la stadiazione avanzata della malattia (p = 0.033) e la mancata RVS alla terapia con IFN (p = 0.044). La percentuale di incidenza cumulativa di epatocarcinoma era significativamente più bassa nei pazienti che avevano livelli serici di ALT inferiori a 40 UI/L rispetto a quelli che mostravano un valore superiore o uguale a 40 UI/L, dopo la terapia di combinazione (p = 0.021).


Liver Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2009
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