giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
27 Luglio 2010

INCIDENZA DI CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI CON EPATITE B CRONICA TRATTATI CON LAMIVUDINA

Il trattamento dell’epatite virale con analoghi nucleosidici/nucleotidici ha un effetto protettivo sullo sviluppo del tumore. I pazienti con epatite B cronica infatti presentano un rischio maggiore di sviluppare carcinoma epatico, tuttavia l’effetto di una terapia a medio termine con analoghi nucleosidici/ nucleotidici sull’incidenza di questo tipo di cancro è ancora poco chiaro. Gli autori dello studio pubblicato nella rivista Journal of Hepatology (leggi abstract originale) hanno condotto una revisione sistematica della letteratura per identificare studi clinici su pazienti con epatite B cronica trattati con analoghi nucleosidici/nucleotidici per 24 mesi. I 21 studi che hanno soddisfatto i criteri di inclusione comprendevano 3881 pazienti trattati e 534 controlli. L’epatocarcinoma è stato diagnosticato rispettivamente nel 2.8% e 6.4% dei pazienti durante un periodo medio di osservazione di 46 mesi (intervallo 32 – 108) (p = 0.003), nel 10.8% e 0.5% dei pazienti naïve trattati con analogo nucleosidico/nucleotidico con o senza cirrosi (p < 0.001) e nel 17.6% e 0% dei pazienti resistenti a lamivudina cirrotici o meno (p < 0.001). Il carcinoma epatico si è sviluppato meno frequentemente nei pazienti naïve trattati con analoghi nucleosidici/ nucleotidici rispetto a quelli che non mostravano remissione virologica (2.3% vs 7.5%; p < 0.001), ma non è stata osservata alcuna differenza tra i pazienti resistenti a lamivudina che mostravano o no risposta virologica (5.9% vs 8.8; p = 0.466). I pazienti con epatite B cronica in terapia con analoghi nucleosidici/nucleotidici per un periodo medio di trattamento hanno mostrato dunque una più bassa incidenza di carcinoma epatico rispetto ai pazienti non trattati, sebbene la terapia non abbia eliminato completamente il rischio di epatocarcinoma. Nei pazienti trattati, la cirrosi, la negatività basale all’antigene HBeAg e l’insuccesso a rimanere in remissione virologica sono stati associati ad un aumentato rischio di carcinoma epatico.
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