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16 Marzo 2009

IN SSN MAGGIORANZA DONNE, MA SOLO UNA SU 10 AI VERTICI

La sanità italiana è sempre più “in rosa”, ma rimangono molto poche le donne che riescono a salire fino ai vertici. Se nel servizio sanitario nazionale le donne sono il 60%, solo il 33 per cento dei medici è donna, e addirittura appena una su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa. Lo ha denunciato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, che a Palazzo Chigi insieme al capodipartimento per le Pari Opportunità Isabella Rauti ha presentato una serie di iniziative per affrontare il problema, a partire dalla prima Conferenza nazionale sulle donne e il servizio sanitario, “che dovrà esaminare i dati e comprenderne le cause, oltre a elaborare le possibili soluzioni, e che spero di indire prima dell’estate”. Parte inoltre un Forum online sul sito del Ministero dal titolo “La voce alle donne della sanità”, per raccogliere le opinioni e gli spunti delle donne del servizio sanitario nazionale. “I dati – ha spiegato Martini – ci dicono che ci sono molte donne in corsia e poche nella stanza dei bottoni. Su un totale di 9.638 primari le donne sono 1.184, e la stessa proporzione di circa uno a dieci si rileva nell’ambito dei manager delle aziende sanitarie, dove nel 2007 i direttori generali sono complessivamente 941 di cui 132 donne. E se le donne costituiscono il 33 per cento dei medici, superano il 73% del personale infermieristico”. Va meglio nelle posizioni intermedie: i camici rosa a capo di strutture semplici sono quasi 4.900 su oltre 18.000 dirigenti, “e la parità dei sessi si registra nella dirigenza sanitaria non medica, per esempio farmacisti, biologi, chimici, dove il rapporto uomo-donna è uno a uno”. Dati preoccupanti, che segnalano ostacoli concreti all’accesso delle donne ai vertici, se si pensa, ha ricordato Martini, “che le donne in media si laureano prima, a 26 anni e mezzo, e con un voto più alto dei maschi, 107 su 110. Dobbiamo lavorare sul piano tecnico e anche culturale, perché penso che la sanità sia una grande opportunità per le donne, e sono convinta che alla lunga vincerà la qualità e l’etica”. A supportare la conferenza nazionale, il Ministero avvierà un’indagine conoscitiva per analizzare dati e trend, capire perché alcune professioni sembrano off limits per le donne (dalla neurochirurgia all’urologia) e studiare i modelli organizzativi delle strutture del servizio sanitario nazionale. “Rimbocchiamoci le maniche per colmare il gap – ha concluso Martini – perché non credo alle corsie preferenziali, ma alla necessità di dare alle donne modo di dimostrare la loro cultura, le loro capacità, il loro senso etico”.
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