venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
24 Marzo 2010

IMPLICAZIONI DELLA TERAPIA TARGET SOMMINISTRATA NEL PERIODO PERIOPERATORIO

Se da una parte gli inibitori del VEGF possono alterare la cicatrizzazione di ferite chirurgiche, dall’altra le conoscenze sulla loro utilità prima e dopo l’asportazione della massa tumorale devono essere approfondite

Terapie target verso il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), sia da sole che in combinazione con la chemioterapia, sono divenute lo standard di cura per vari tumori solidi, incluso il cancro colorettale, il carcinoma renale e mammario, il tumore del polmone non a piccole cellule e il glioblastoma. Il VEGF è cruciale per il processo di angiogenesi e di cicatrizzazione delle ferite, quindi la sua inibizione potrebbe influire sulla cicatrizzazione della ferita nei pazienti sottoposti a chirurgia. Nella revisione curata da ricercatori dell’Università del Texas, MD Anderson Cancer Center, di Houston sono riassunti i dati disponibili sull’uso delle terapie target contro il VEGF e gli effetti sulle complicanze perioperatorie delle ferite. La chirurgia nei pazienti che ricevono terapie target contro il VEGF sembra essere sicura quando si permette un adeguato intervallo di tempo tra la procedura chirurgica e il trattamento. L’articolo pubblicato nella rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) raccoglie le raccomandazioni, specifiche per malattia e bersaglio del farmaco, riferite a questo intervallo. Sono inoltre discusse le complicanze che possono emergere dall’uso di quali terapie target contro il VEGF, che possono richiedere interventi chirurgici, e le considerazioni più importanti per la loro gestione. A questo proposito, i dati di sicurezza sull’uso delle terapie target contro il VEGF nel periodo perioperatorio sono limitate e gli investigatori sono spronati a sviluppare studi che possano aiutare a stilare precise linee guida.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2010
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