Medinews
6 Maggio 2014

IMPATTO CLINICO DI UN RITARDO NELLA SOMMINISTRAZIONE DELLA CHEMIOTERAPIA ADIUVANTE IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO

Il tempo dalla chirurgia all’inizio del trattamento chemioterapico (TTC) adiuvante sembra influenzare gli ‘outcome’ nella coorte globale dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi testo). Nelle pazienti con tumore mammario non è ancora noto il migliore TTC dopo la chirurgia definitiva, quindi i ricercatori della University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston hanno valutato l’associazione tra TTC e sopravvivenza secondo il sottotipo di tumore mammario e lo stadio alla diagnosi. In questo studio sono state incluse tutte le donne con diagnosi di tumore mammario in stadio I – III tra il 1997 e il 2011 che avevano ricevuto chemioterapia adiuvante presso il centro di Houston. Le pazienti sono state classificate in tre gruppi secondo il TTC (≤ 30, da 31 a 60 e ≥ 61 giorni) e gli ‘outcome’ di sopravvivenza sono stati stimati e comparati secondo TTC e sottotipo di tumore mammario. Nelle 6827 pazienti incluse, le stime di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni, sopravvivenza libera da recidiva (RFS) e RFS a distanza (DRFS) erano simili tra le diverse classi di TTC. L’inizio della chemioterapia ≥ 61 giorni dopo la chirurgia è stato associato ad ‘outcome’ peggiori tra le pazienti con tumore mammario in stadio II (DRFS: hazard ratio [HR] 1.20, IC 95%: 1.02 – 1.43) e stadio III (OS: HR 1.76, IC 95%: 1.26 – 2.46; RFS: HR 1.34, IC 95%: 1.01 – 1.76 e DRFS: HR 1.36, IC 95%: 1.02 – 1.80). Le pazienti con tumori mammari triplo-negativi e quelle con tumori HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-positivi trattate con trastuzumab che avevano iniziato la chemioterapia ≥ 61 giorni dopo la chirurgia hanno mostrato una sopravvivenza peggiore (rispettivamente: HR 1.54, IC 95%: 1.09 – 2.18 e HR 3.09, IC 95%: 1.49 – 6.39) rispetto a quelle che avevano iniziato il trattamento entro i primi 30 giorni dalla chirurgia. In conclusione, il tempo all’inizio della chemioterapia ha influenzato gli ‘outcome’ di sopravvivenza nella coorte globale dello studio. Questo risultato era particolarmente significativo nelle pazienti con tumore mammario in stadio III, con tumore mammario triplo-negativo e con tumori HER2-positivi trattati con trastuzumab, che hanno manifestato gli ‘outcome’ peggiori quando la chemioterapia è stata ritardata. I dati di questo studio suggeriscono, quindi, che alle pazienti incluse in questi gruppi ad alto rischio dovrebbe essere garantito un inizio precoce della chemioterapia.
TORNA INDIETRO