sabato, 2 maggio 2026
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4 Dicembre 2009

IMMUNOTERAPIA DI MANTENIMENTO PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Le due modalità diverse di trattamento immunoterapico considerate in questo studio non mostrano alcuna differenza significativa sulla sopravvivenza, mentre chemioterapia, performance status e sesso femminile sono associati ad una durata più lunga dell’intervallo dalla progressione alla morte. Uno studio di fase III ha valutato l’immunoterapia di mantenimento nel carcinoma renale metastatico in 183 pazienti randomizzati ad un trattamento con interleuchina (IL)-2 e interferone (IFN) a basse dosi. I farmaci sono stati somministrati in cicli di 4 settimane per via sottocutanea, ai mesi 1, 3 e 5 e ogni 3 mesi fino alla prima progressione documentata di malattia (braccio A, sospensione) o allo stesso regime, con trattamento cronico dell’immunoterapia, indipendentemente dalla risposta tumorale, fino a morte o tossicità intollerabile (braccio B, mantenimento). L’endpoint primario era la sopravvivenza globale (SG), quelli secondari erano l’intervallo di tempo dalla prima progressione al decesso e la tollerabilità. I pazienti sono stati arruolati nel periodo gennaio 1998 – novembre 2003. Dopo un periodo mediano di follow-up di 53.9 mesi, la percentuale di risposta, la SG mediana e il tempo dalla prima progressione al decesso erano rispettivamente 14.7% (RC 6.3%) vs 11.3% (RC 5.5%), 14 vs 14 mesi, 6 vs 5 mesi, nei bracci A e B, senza alcuna differenza statistica tra i due gruppi. L’analisi di regressione di Cox ha mostrato che l’uso della chemioterapia dopo la prima progressione (HR 0.54; IC 95%: 0.35-0.86; p = 0.008), PS = 0 (HR 0.53; IC 95%: 0.35-0.81; p = 0.001) e il genere femminile (HR 0.63; IC 95%: 0.41-0.98; p = 0.038) erano significativamente associati ad un intervallo di tempo più lungo dalla prima progressione al decesso. Al contrario, le modalità di trattamento non erano significativamente diverse (HR 0.88; IC 95%: 0.60-1.31; p = 0.54). Nello studio pubblicato nella rivista Cancer Immunology and Immunotherapy (leggi abstract originale), la tossicità era principalmente limitata al grado WHO 1 e 2. L’immunoterapia cronica di mantenimento dopo progressione della malattia può essere considerata per questi pazienti, anche se non migliora significativamente la SG e il tempo dalla prima progressione al decesso.
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