domenica, 4 dicembre 2022
Medinews
20 Dicembre 2010

IMMIGRATE 6 VOLTE PIU’ A RISCHIO PER TUMORE ALL’UTERO

Tra le immigrate dal Sudamerica e, in misura minore ma sempre preoccupante tra le donne provenienti dall’Est europeo, si riscontrano tumori invasivi dell’utero molto più frequentemente rispetto alle italiane. Lo rivela una ricerca presentata al nono convegno annuale dell’Osservatorio nazionale screening (con l’Istituto oncologico veneto) a Verona. Se infatti tra le italiane il tasso di tumori invasivi si attesta intorno a 9,5 per 100mila, in quelle dell’Est Europa giunge a 38,3 per 100mila, mentre nelle donne centro-americane addirittura a 60,5. Non sono state invece rilevate differenze nelle donne provenienti dalle altre aree del mondo rispetto alle italiane. Il convegno dell’Osservatorio nazionale screening ha ricordato che sono quasi nove milioni gli inviti fatti arrivare agli italiani per i tre programmi di screening: quello per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, della mammella e del colon retto. Inviti cui hanno fatto seguito quasi quattro milioni e duecentomila esami. Questa opportunità di diagnosi precoce, tuttavia, non si distribuisce nella stessa maniera tra le Regioni: se per la mammografia si va dal 90 per cento al Nord, l’83 al Centro e solo il 37 al Sud, per lo screening del tumore del colon retto, che riguarda uomini e donne, si passa da quasi il 70 per cento per il Nord a meno del 10 per il Sud. Per quanto riguarda il pap test per la diagnosi precoce del tumore dell’utero, infine, il record spetta al Centro Italia che supera l’80 per cento. In questo caso il Sud si difende con una percentuale intorno al 60 per cento. Nella sua introduzione, il direttore dell’Osservatorio Marco Zappa ha parlato delle nuove iniziative “per raggiungere quelle donne che per condizione sociale o culturale hanno più difficoltà a aderire ai programmi di screening”. Un esempio, ha ricordato Zappa, e’ l’intervento per il test citologico e mammografico all’interno del carcere di Rebibbia a Roma. “Il target di questo carcere e’ particolare”, ha spiegato Marialuisa Mangia, direttore dell’unità complessa Programmi di prevenzione e screening del dipartimento di Prevenzione della Asl Roma B. “E’ alta la presenza di extracomunitarie che da una parte iniziano l’attività sessuale più precocemente rispetto alla popolazione italiana – ha continuato – dall’altra non hanno mai avuto un approccio alla prevenzione. Per questo abbiamo scelto una linea di offerta del test leggermente diversa da quella tradizionale. Il pap test e’ stato offerto alle donne con più di 18 anni d’età, la mammografia a quelle dai 40 in su. La risposta e’ stata ottima: 109 donne su 122 si sono sottoposte al Pap test e 71 su 72 alla mammografia”.
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