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9 Dicembre 2019

IMbrave150: Efficacy and safety results from a ph III study evaluating atezolizumab (atezo) + bevacizumab (bev) vs sorafenib (Sor) as first treatment (tx) for patients (pts) with unresectable hepatocellular carcinoma (HCC)

Ph 1b data has shown promising efficacy and safety for atezo + bev in unresectable HCC pts who have not received prior systemic therapy. Here, we report the primary analysis data from the Ph 3 IMbrave150 trial comparing atezo + bev vs sor in this pt population. IMbrave150 enrolled systemic treatment (tx)-naïve pts with unresectable HCC. Pts were randomised 2:1 to receive either atezo 1200 mg IV q3w + bev 15 mg/kg IV q3w or sor 400 mg BID until unacceptable toxicity or … (leggi tutto)

Dal 2008, la terapia medica di prima linea del carcinoma epatocellulare non resecabile (uHCC) è rappresentata dall’inibitore multichinasico sorafenib. Il valore dell’efficacia degli inibitori tirosin-chinasici (TKI) come standard di cura in questa malattia è stato confermato quando un altro farmaco target, il lenvatinib, è risultato non inferiore al sorafenib in termini di sopravvivenza globale (OS).
Un recente studio di fase III con nivolumab versus sorafenib ha dato risultati negativi, mettendo in discussione il valore dell’immunoterapia in questa malattia, almeno per i pazienti non selezionati, data la mancanza di un biomarcatore predittivo di risposta.
Sorprendentemente, visti i precedenti risultati negativi degli studi di immunoterapia nei pazienti con uHCC, lo studio di fase III IMbrave150, presentato all’ESMO-Asia, ha posto le basi per un nuovo standard di cura nella terapia di prima linea dell’HCC. La combinazione dell’anticorpo anti PD-L1 atezolizumab e dell’anticorpo anti VEGF bevacizumab è risultata infatti superiore rispetto a sorafenib come terapia di prima linea in termini di OS (con un hazard ratio di 0,58) e sopravvivenza libera da progressione (HR 0,59). Il tasso di risposte obiettive è risultato nettamente superiore nel gruppo di combinazione rispetto alla monoterapia, mentre il profilo di tossicità osservato è stato in linea con il profilo dei due farmaci presi singolarmente e non ha mostrato effetti inaspettati.
Non è la prima volta che la combinazione di un inibitore di VEGF con un inibitore di immune checkpoint mostra dei risultati positivi, che potrebbero aprire la strada a terapie combinate simili non solo nell’HCC, ma anche in altre patologie, come nel carcinoma del rene e dell’endometrio.
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