sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
14 Marzo 2011

IL LAVORO NOTTURNO IN SANITÀ È USURANTE

Con l’imminente approvazione definitiva del d.l. in attuazione della legge 183 del 2010, tra le professioni particolarmente usuranti rientreranno anche il lavoro notturno dei dipendenti in sanità, a partire da medici e infermieri. “Si tratta di un obiettivo da noi sempre perseguito” hanno dichiarato in una nota Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil e Massimo Cozza, segretario Nazionale Fp-Cgil Medici “per il quale finalmente raggiungiamo un primo risultato, anche se con diverse limitazioni”. Chi svolge da 64 a 71 turni notturni annui, in particolare, potrà andare in pensione un anno prima, da 72 a 77 notti/anno due anni prima e oltre 78 notti/anno con tre anni di anticipo. Per le pensioni con decorrenza entro il 2017, così come definito dalla legge 247 del 2007, il beneficio potrà essere concesso solo a chi ha svolto il lavoro notturno in modo regolare e continuativo per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa. Dal 2018 il lavoro notturno dovrà essere svolto per metà della vita lavorativa complessiva. “ Rimane tuttavia – hanno aggiunto Taranto e Cozza – il nodo delle risorse finanziarie disponibili già programmate, che potrebbero essere insufficienti, facendo scattare criteri di priorità in ragione della maturazione dei requisiti. In sanità, inoltre, rischiano di essere esclusi i medici di guardia medica e tutti coloro che svolgono lavoro precario non dipendente”.
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