venerdì, 23 luglio 2021
Medinews
18 Ottobre 2011

IL FARMACISTA DI REPARTO AFFIANCHERÀ IL MEDICO PER RIDURRE ERRORI E RISPARMIARE RISORSE

Fornire consigli sulla gestione della terapia farmacologica, informazioni sull’effetto dei farmaci e spiegare al paziente come proseguire il trattamento a casa dopo la dimissione. Sono alcuni dei compiti del farmacista di dipartimento che, affiancando il medico, porta significativi vantaggi sia ai malati che al SSN. I dati emergono dal progetto pilota, avviato nel marzo 2010 e terminato nel giugno di quest’anno dal Ministero della Salute che ne ha affidato la conduzione alla SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie). La sperimentazione è stata condotta nei reparti di oncologia di 5 ospedali (Torino, Padova, Ancona, Bari, Taormina) ed ha evidenziato una riduzione nella necessità di scorte di farmaci in reparto fino all’88% grazie ad uso più razionale. Il Progetto ha portato alla stesura di un manuale teorico-pratico (“Il farmacista di dipartimento quale strumento per la prevenzione degli errori in terapia e l’implementazione delle politiche di Governo clinico in ambito oncologico”), presentato la scorsa settimana al Dicastero della Salute. “L’obiettivo – ha spiegato la presidente SIFO Laura Fabrizio, – è stato produrre un modello di riferimento per avviare l’introduzione del farmacista di dipartimento in tutte le aziende sanitarie italiane. Si tratta di un’innovazione assoluta nel campo della salute, che contribuisce significativamente alla sicurezza dei pazienti”. Nel Progetto ministeriale sono stati coinvolti in particolare i Dipartimenti di Oncologia ed Ematologia, in cui vengono utilizzati trattamenti ad alto costo, che richiedono monitoraggio intensivo. “L’introduzione della figura del farmacista all’interno del dipartimento oncologico – ha sottolineato il presidente eletto AIOM Marco Venturini – è di primaria importanza. Lavorando in corsia a stretto contatto con il medico potrebbe permettere sia una gestione più oculata del farmaco ed un miglioramento della qualità dell’assistenza (controllando le prescrizioni, controllando l’uso dei farmaci “off label”, contribuendo all’utilizzo del registro AIFA, evidenziando le interazioni farmacologiche) sia una riduzione dei rischi (grazie ad una adeguata preparazione e somministrazione dei farmaci, controllo dei dispositivi medici, monitoraggio degli eventi avversi da farmaci :farmacovigilanza ATTIVA).
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