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15 Luglio 2013

IDENTIFICAZIONE DI CATEGORIE DI RISCHIO DI MORTE SPECIFICA NEL CARCINOMA RENALE T3A

I pazienti che presentano sia invasione del grasso peritumorale che trombosi alla vena renale hanno tassi di sopravvivenza peggiori rispetto a quelli con un solo fattore prognostico

Gli obiettivi di questo studio erano valutare l’impatto prognostico dell’infiltrazione di grasso e della trombosi alla vena renale in pazienti con carcinoma renale pT3a e identificare nuovi gruppi prognostici. I ricercatori dell’Università di Bologna, Ospedale S.Orsola-Malpighi, hanno analizzato 122 pazienti consecutivi con carcinoma renale pT3a sottoposti a nefrectomia radicale tra il 2000 e il 2011. Nello studio pubblicato sulla rivista Clinical Genitourinary Cancer (leggi abstract), i tassi di sopravvivenza cancro-specifica (CSS) sono stati stimati utilizzando curve di sopravvivenza di Kaplan-Meier; l’analisi univariata e multivariata sono state condotte con analisi di Cox. Il follow-up medio è stato di 41.7 ± 35.4 mesi. I pazienti con infiltrazione del grasso peritumorale/ilare (n = 63) e i pazienti con trombosi alla vena renale (n = 18) hanno manifestato tassi di CSS comparabili, mentre quelli che presentavano sia infiltrazione del grasso che trombosi alla vena renale (n = 41) hanno mostrato peggiori esiti di sopravvivenza rispetto ai pazienti nel primo gruppo (p = 0.026). I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: gruppo A, con invasione del grasso o trombosi alla vena renale, e gruppo B, con entrambe le manifestazioni. Quest’ultimo gruppo ha mostrato una peggiore sopravvivenza cancro-specifica rispetto al gruppo A (p = 0.024). In analisi multivariata, questa nuova stratificazione per gruppo di rischio è stata identificata quale fattore predittivo prognostico indipendente di CSS (p < 0.05). In conclusione, i pazienti con carcinoma renale T3a che presentano sia invasione del grasso che trombosi alla vena renale manifestano tassi di sopravvivenza peggiori rispetto ai pazienti che hanno un solo fattore prognostico. La classificazione TNM, dunque, dovrebbe, secondo gli autori di questo studio, considerare la presenza concomitante di questi due parametri clinici come un diverso fattore predittivo prognostico.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2013
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