giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
18 Aprile 2011

I CHIRURGHI: “LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE È SCHIZOFRENICA. L’ATTO MEDICO NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO OMICIDIO”

“Siamo di fronte a una sentenza schizofrenica che ribalta, di fatto, il valore del consenso informato. Non è più tollerabile che un atto medico, se non vi è dolo o colpa grave, sia oggetto di materia penale e non è più ammissibile che si utilizzi, per descriverne l’eventuale esito negativo, un termine come ‘omicidio’”. E’ quanto sostiene il presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi (CIC) Pietro Forestieri, il quale si dichiara critico nei confronti della sentenza della Corte di Cassazione che vieta le operazioni senza speranza, anche se c’è il consenso del paziente. La IV Sezione penale della Suprema Corte ha confermato la condanna per omicidio colposo di tre medici dell’Ospedale San Giovanni di Roma che nel 2001 operarono una donna di 44 anni con un tumore al pancreas già in fase avanzata. I chirurghi, secondo i giudici, avrebbero violato le regole di prudenza e i principi del codice deontologico che vietano qualunque forma di accanimento diagnostico-terapeutico. “Siamo ancora fermi al Codice Rocco del 1930 – sottolinea il Forestieri – e non si è mai proceduto a una definizione dell’atto medico, evidenziandone la specificità e l’adeguatezza sociale”. Infine un appello ad una maggiore considerazione del ruolo del chirurgo. “Se, nel corso di questi giorni, non vi sarà, una maggiore e diversa attenzione nei nostri confronti proporrò una giornata nazionale di sciopero, anche se bianco – conclude il presidente CIC -. C’è stata una giusta insurrezione contro la colpevolezza del giudice, riconoscendone la delicatezza del ruolo e la necessità della serenità di giudizio”.
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