sabato, 3 giugno 2023
Medinews
10 Dicembre 2019

Hype or hope? The strange case of platinum salts’ renaissance in breast cancer

In the last decade, the clinical applicability of platinum salts in breast cancer (BC) has gained momentum, mainly in the context of homologous recombination-deficiency (HRD) where effects of DNA-damaging agents are particularly enhanced. Indeed, these agents have been traditionally explored in the triple-negative BC (TNBC), as the intrinsic genomic instability of this subgroup offers an ideal rationale that supports platinum salts as a viable therapeutic option. Notably, the … (leggi tutto)

L’utilizzo dei sali di platino nel trattamento del carcinoma mammario sta vivendo un nuovo rinascimento, in particolare nelle forme con deficit dei sistemi di riparazione del DNA e/o in presenza di mutazioni dei geni BRCA 1/2.
Sotto l’aspetto clinico, in considerazione del costo e dei risultati ancora controversi di caratterizzazioni molecolari più fini, le pazienti con carcinoma triple-negative, per l’intrinseca instabilità genomica che contraddistingue tale sottogruppo, hanno la maggiore probabilità di trarre beneficio dall’impiego di regimi a base di platino.
Particolarmente interessanti, per la sinergia di azione, sono le combinazioni con taxani come dimostrato dallo studio clinico di fase II tnAcity, che ha evidenziato l’efficacia dell’associazione carboplatino/nab-paclitaxel nel trattamento di prima linea del carcinoma mammario avanzato triple-negative.
In termini di prospettive future, si guarda con attenzione alla capacità dei sali di platino di indurre la formazione di neoantigeni e di modulare il sistema immunitario, immaginando sviluppi nel campo dell’immunoterapia con significative implicazioni terapeutiche, possibilmente rivoluzionarie.
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