lunedì, 29 novembre 2021
Medinews
19 Dicembre 2013

GOAL, NUOVO ALGORITMO INVERSO CORRELATO ALLE TOSSICITÀ, PER LA SCELTA DEL TRATTAMENTO NEL CARCINOMA RENALE AVANZATO

Ogni agente target viene valutato ed eventualmente escluso o sconsigliato sulla base delle tossicità caratteristiche dei farmaci e in relazione alla storia medica e alle eventuali comorbilità del paziente: i rimanenti sono quindi considerabili per la terapia

Il carcinoma renale metastatico, considerato quasi malattia orfana solo sei anni fa, appare oggi una patologia estremamente dinamica. I continui cambiamenti del complesso scenario terapeutico, definito oggi da ben sette agenti attivi (sunitinib, sorafenib, bevacizumab, everolimus, temsirolimus, pazopanib e axitinib), hanno portato i clinici a uno stato di incertezza decisionale a causa delle enormi difficoltà nel definire la migliore strategia di trattamento. Questa situazione è primariamente legata all’assenza di marcatori biologici predittivi per le terapie attualmente disponibili o nuove per questo tumore, contrariamente a quanto succede invece per i tumori della mammella, del colon e del polmone in cui è possibile definire la strategia sulla base di biomarcatori specifici (HER2, BRAF e ALK). Tutto ciò, associato alla quasi assenza di studi di comparazione diretta pubblicati, descrive una cornice molto complessa. Per risolvere questo dilemma, sono stati introdotti algoritmi decisionali, basati sui dati di efficacia e sul profilo prognostico dei pazienti, che sono ritenuti strumenti molto utili. Tali approcci cercano di selezionare la terapia più adatta a ogni paziente sulla base dei dati di attività. Al contrario, la revisione pubblicata sulla rivista Critical Reviews in Oncology/Hematology (leggi abstract) sulle sette terapie target attualmente approvate per il trattamento del carcinoma renale, ha come ‘GOAL’ l’approccio inverso, cioè si basa sulla tossicità specifica di ogni agente target, derivata da studi registrativi, relazioni di sorveglianza post-marketing e sull’esperienza degli autori. I ricercatori dell’Ospedale San Donato USL-8 di Arezzo, Istituto Toscano Tumori (ITT), definiscono la tossicità polarizzante (cioè la tossicità più frequente o più importante alla luce dell’esperienza clinica) per ogni singolo trattamento per creare un nuovo algoritmo che identifichi il profilo del paziente principalmente delle comorbilità, per suggerire (o sconsigliare) l’uso dei singoli agenti oggi disponibili, sia in prima che in seconda linea, in base al profilo di tossicità atteso. L’algoritmo inverso di decisione della terapia, GOAL, proposto nelle conclusioni della revisione, permette quindi di selezionare, in una certa percentuale di casi ove esistano comorbilità polarizzanti, la migliore terapia per i singoli casi di carcinoma renale metastatico in cui esistano più trattamenti equivalenti da un punto di vista dell’efficacia, riducendo il rischio di tossicità limitanti e migliorando anche l’aderenza alla cura. L’approfondita valutazione delle comorbilità del paziente sarebbe dunque per gli autori un valido modo per mantenere un buon profilo di efficacia e per ottenere risultati migliori (ad es. maggiori probabilità di mantenere livelli sufficienti di farmaco). Ulteriori evidenze, derivanti da studi clinici con sottopopolazioni di pazienti aventi determinate morbilità, sono tuttavia necessarie per svelare alcuni lati ancora oscuri della tossicità di classe, come ad esempio l’ipertensione negli inibitori tirosin-chinasici.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2013
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