venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
7 Marzo 2012

GESTIONE DEL CARCINOMA EPATICO BASATA SULL’EVIDENZA: RISULTATI DI UNA METANALISI INGLESE

RFA è consigliata per il trattamento di prima linea del tumore di piccole dimensioni, mentre TACE richiede accurata selezione dei pazienti per il rischio di insufficienza epatica; sorafenib dovrebbe essere utilizzato in prima linea nel cancro avanzato non operabile

L’incidenza di carcinoma epatico ha registrato un trend positivo nella maggior parte dei Paesi industrializzati e lo stesso tumore è incluso tra le 10 più comuni neoplasie maligne al mondo. I costi sanitari e il carico economico dell’epatocarcinoma sono enormi. Negli ultimi anni, i programmi di sorveglianza e lo screening della malattia, oltre all’aumentata consapevolezza, hanno portato alla scoperta di lesioni sempre più piccole, precursori del carcinoma epatico. L’introduzione delle terapie a bersaglio molecolare e la pubblicazione di varie e contrastanti linee guida per la gestione della malattia ora richiedono una revisione dell’evidenza acquisita sulle terapie curative e sui trattamenti medici per il carcinoma epatico. Obiettivo primario dei ricercatori dell’Imperial College Healthcare NHS Trust di Londra era identificare il beneficio di sopravvivenza delle modalità mediche primarie nel carcinoma epatico, dato che nuovi studi clinici sono stati pubblicati tra il 2005 e il 2010, e il secondario di condurre una metanalisi. I criteri di selezione sono stati elaborati per ottenere gli studi clinici randomizzati (RCT) da includere nella metanalisi: dopo la selezione tutti gli articoli sono stati classificati secondo la loro potenza. La revisione pubblicata sulla rivista Journal of Cancer Research and Therapeutics (leggi abstract originale) ha utilizzato i database di MEDLINE, CANCERLIT ed Embase e la Cochrane Library, attraverso la website della National Library of Health. L’intervallo di tempo identificato per la ricerca degli RCT è stato fissato tra gennaio 2005 e dicembre 2010. La sopravvivenza globale e la probabilità cumulativa di ‘nessuna recidiva’ erano gli endpoint primari degli studi da analizzare. Questi endpoint sono stati misurati a 1, 2 o 3 anni, secondo la grandezza dello studio e la durata del follow-up. Il software Biostat, USA vers 2.0.exe è stato utilizzato per la metanalisi. La ricerca generale originale ha fornito 193 RCT tra il 2005 e il 2010, ma soltanto 32 rientravano nei criteri di inclusione. Tuttavia, dopo ulteriore classificazione degli studi secondo la potenza, solo 17 sono stati selezionati. Questi sono stati successivamente classificati secondo i criteri di trattamento: resezione chirurgica (n = 2), terapia percutanea (n = 5), chemioembolizzazione (N = 1), terapia sistemica (n = 8) e altro (n = 1). Gli studi randomizzati che comparavano l’iniezione percutanea di etanolo (PEI) alla resezione chirurgica sono risultati inconclusivi; tuttavia, la terapia percutanea ha mostrato dati simili alla resezione chirurgica in termini di sopravvivenza globale. La metanalisi che ha comparato PEI all’ablazione con radiofrequenza (RFA) ha indicato che quest’ultima era superiore alla PEI in termini di sopravvivenza globale a 3 anni (odds ratio 1.698, IC 95%: 1.206 – 2.391; p = 0.002). Quando sono stati considerati gli eventi avversi non è stata osservata differenza statistica tra i gruppi trattati con RFA o PEI (odds ratio 1.199, IC 95%: 0.571 – 2.521; p = 0.632). In conclusione, gli autori suggeriscono che RFA dovrebbe essere il trattamento di prima linea nei pazienti che presentano una singola lesione tumorale di dimensioni ≤ 3 cm, mentre considerano cruciale un’accurata selezione dei pazienti prima di sottoporsi a chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), dato che la procedura può essere associata a un aumentato rischio di insufficienza epatica. Inoltre, mentre tamoxifene non ha alcun ruolo nel trattamento di questo tumore, sorafenib dovrebbe essere prescritto in prima linea nei pazienti con carcinoma epatico inoperabile in stadio avanzato. Rimane ancora da definire, invece, il ruolo di sorafenib nel trattamento del tumore in stadio precoce.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 2 – Marzo 2012
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