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25 Novembre 2011

GESTIONE DEI PAZIENTI CIRROTICI TRATTATI CON SORAFENIB PER IL CARCINOMA EPATICO

La revisione globale del Working Group italiano include strategie di stadiazione e prognosi, valutazione della malattia epatica e informazioni sull’efficacia e sicurezza del farmaco

Sorafenib, inibitore multitarget della tirosin-chinasi, è stato il primo agente sistemico che ha mostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato che presentano funzione epatica ben preservata. Il farmaco è attualmente raccomandato come terapia di prima linea per questi pazienti e per quelli non eleggibili al trattamento loco-regionale. Gli autori, un pannello multidisciplinare composto da specialisti in gastroenterologia e oncologia, hanno condotto una revisione della letteratura, sul database di Medline, per selezionare le pubblicazioni più significative in lingua inglese fino a giugno 2011 utilizzando le seguenti parole chiave: hepatocellular carcinoma, liver cancer e primary liver carcinoma, da soli o in combinazione con sorafenib, targeted therapies, adverse events, tolerability, safety, systemic therapy. Gli articoli identificati sono stati valutati da tutti i membri del pannello multidisciplinare. Il carcinoma epatico è caratterizzato da condizioni cliniche concomitanti, tra queste la cirrosi che limita considerevolmente l’uso e l’efficacia dei trattamenti anti-tumorali. Studi clinici registrativi hanno dimostrato che sorafenib è generalmente ben tollerato, anche se nei pazienti cirrotici gli eventi avversi legati al trattamento (diarrea, reazioni cutanee mano-piede e fatigue), quando severi e cronici, possono aggravare la malattia dell’organo e portare a cirrosi decompensata e insufficienza epatica. La sfida maggiore per i clinici è dunque trattare efficacemente i sintomi legati alla malattia e alla terapia in modo da preservare lo stato funzionale e la qualità di vita del paziente in stadio avanzato. Le raccomandazioni fornite in questo articolo, pubblicato sulla rivista Expert Reviews Anticancer Therapy (leggi abstract originale), sono basate sulla migliore evidenza clinica ottenuta dall’attuale letteratura su sorafenib e dovrebbero essere utilizzate per ottenere strategie individualizzate di trattamento. Anche se non si possono prevenire totalmente, la maggior parte degli eventi avversi è trattabile; la loro precoce rilevazione è cruciale per la risoluzione dei problemi. Gli esperti quindi consigliano, prima di iniziare il trattamento con sorafenib nei pazienti con carcinoma epatico, di: i) definire la presenza e la severità della cirrosi e delle sue complicanze e considerare questi fattori nella scelta del trattamento; ii) studiare, ove possibile, misure preventive, come ad esempio la correzione dello stile di vita; iii) monitorare regolarmente la funzione epatica e i segni di ipertensione portale; iv) usare terapie antivirali, ove necessario; v) educare i pazienti al corretto dosaggio e utilizzo del farmaco e alla buona conoscenza della natura e delle caratteristiche degli eventi avversi. E inoltre, durante il trattamento, gli autori suggeriscono di: i) valutare l’efficacia della terapia e ricalcolare, frequentemente e ai primi sintomi di scompenso epatico, il rapporto costo-beneficio; ii) riconoscere e trattare gli effetti collaterali associati alla terapia con sorafenib, aggiustando il dosaggio, piuttosto che interrompendo la somministrazione, ove possibile; iii) monitorare con parametri clinici, laboratoristici e strumentali la sottostante malattia epatica per riconoscere e trattare precocemente le complicanze. In conclusione, nei prossimi anni si attende una maggiore diffusione dell’utilizzo della molecola sulla base dei risultati di studi attualmente in corso, come STORM (terapia adiuvante) e SPACE (in combinazione con TACE). E ancora, la combinazione con terapia loco-regionale dovrebbe portare alla personalizzazione del trattamento. Infine, lo studio GIDEON, anche se osservazionale, sembra suggerire la sicurezza di sorafenib anche nei pazienti in classe Child-Pugh B, ma ulteriori studi sono necessari per confermare questo aspetto. Da ultimo, ma non meno importante, è necessario assicurare aderenza alla terapia attraverso un monitoraggio costante degli eventi avversi per massimizzare l’efficacia e prolungare l’uso, evitando conseguenze pesanti sulla qualità di vita del paziente.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2011
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