Negli ultimi mesi sono state scoperte almeno 13 varianti genetiche collegate a un aumentato rischio di infarto (che lo elevano dal 10 al 30% in più). Il problema è ora l’interpretazione di queste informazioni. Infatti a livello di popolazione si potrebbe strutturare un algoritmo che considerando ad esempio 10 di tali varianti, stabilisca che chi ne ha più di 7 vada considerato a rischio e debba pertanto iniziare una prevenzione primaria (ad es. con statine). Ma a livello individuale le cose si complicano perché bisogna confrontare tale rischio con quello relativo a tutti i geni correlati alla malattia cardiovascolare e per far ciò le conoscenze attuali sono inadeguate. L’appello che viene dai ricercatori riuniti a Barcellona, al congresso annuale della European Society of Cardiology, è perciò quello di incrementare gli sudi e gli investimenti in questo settore.
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- GENETICA E PREVENZIONE: DUBBI E SPERANZE