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6 Febbraio 2012

GEMCITABINA E OXALIPLATINO IN COMBINAZIONE A ERLOTINIB NEL CANCRO AVANZATO DEL TRATTO BILIARE

Esisterebbe una differenza non significativa in termini di sopravvivenza libera da progressione tra i due gruppi di trattamento: l’aggiunta di erlotinib a gemcitabina e oxaliplatino ha attività antitumorale. La combinazione della chemioterapia con gemcitabina e un agente contenente platino è attualmente un trattamento standard per il tumore avanzato del tratto biliare e risultati di studi di fase 2 con singolo agente (erlotinib) in pazienti con cancro del tratto biliare e di gemcitabina associata a erlotinib in quelli con cancro pancreatico hanno mostrato benefici modesti. I ricercatori della Sungkyunkwan University School of Medicine, Samsung Medical Centre di Seul hanno esaminato l’efficacia di gemcitabina e oxaliplatino in associazione a erlotinib, rispetto alla sola chemioterapia, in uno studio aperto di fase 3 pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), dove pazienti con cancro metastatico del tratto biliare (colangiocarcinoma, cancro biliare o dell’ampolla di Vater) sono stati randomizzati a un trattamento di prima linea con sola chemioterapia (gemcitabina 1000 mg/m2 al giorno 1 e oxaliplatino 100 mg/m2 al giorno 2) oppure con chemioterapia associata a erlotinib (100 mg/die). Il trattamento è stato ripetuto ogni 2 settimane fino a progressione della malattia o a manifestazione di effetti tossici inaccettabili. La randomizzazione (1:1) è stata eseguita centralmente con stratificazione per centro partecipante e presenza di lesioni misurabili. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione e le analisi secondo un modello ‘intention-to-treat’. Sono stati randomizzati 133 pazienti a sola chemioterapia e 135 a chemioterapia ed erlotinib. I gruppi erano bilanciati, ad eccezione di una più alta proporzione di pazienti con colangiocarcinoma nel gruppo che ha ricevuto erlotinib con la chemioterapia (96 pazienti, 71%, vs 84 pazienti, 63%). La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 4.2 mesi (IC 95%: 2.7 – 5.7) nel gruppo randomizzato a sola chemioterapia e di 5.8 mesi (IC 95%: 4.6 – 7.0) in quello con erlotinib (hazard ratio [HR] 0.80, IC 95%: 0.61 – 1.03; p = 0.087). Un numero maggiore di pazienti in questo secondo gruppo ha mostrato risposta oggettiva, rispetto ai pazienti che hanno ricevuto solo chemioterapia (40 vs 21; p = 0.005), ma la sopravvivenza globale mediana è risultata la stessa in entrambe i gruppi (9.5 mesi, IC 95%: 7.5 – 11.5 con chemioterapia e 9.5 mesi, IC 95%: 7.6 – 11.4 con chemioterapia ed erlotinib; HR 0.93, IC 95%: 0.69 – 1.25; p = 0.611). La morte per ogni causa entro 30 giorni dall’assegnazione del trattamento si è verificata in un solo paziente (1%) tra il gruppo randomizzato a sola chemioterapia e in 4 (3%) in quello randomizzato a chemioterapia ed erlotinib. L’evento avverso di grado 3 – 4 più comune è stato la neutropenia febbrile (8 pazienti, 6%, nel gruppo a sola chemioterapia e 6, 4%, in quello a chemioterapia ed erlotinib). Nessun paziente è deceduto durante lo studio per cause legate al trattamento. Analisi di sottogruppo, per sito primario della malattia, hanno indicato che nei pazienti con colangiocarcinoma l’aggiunta di erlotinib alla chemioterapia ha significativamente prolungato la sopravvivenza mediana libera da progressione (5.9 mesi, IC 95%: 4.7 – 7.1, nel gruppo randomizzato a chemioterapia ed erlotinib, vs 3.0 mesi, IC 95%: 1.1 – 4.9, a sola chemioterapia; HR 0.73, IC 95%: 0.53 – 1.00; p = 0.049). Sebbene non significativa, è stata osservata una differenza nella sopravvivenza libera da progressione tra i due gruppi di pazienti: l’aggiunta di erlotinib alla chemioterapia ha mostrato attività antitumorale e può quindi essere considerata un’opzione di trattamento nei pazienti con colangiocarcinoma.
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