mercoledì, 28 settembre 2022
Medinews
17 Giugno 2014

GEMCITABINA E OXALIPLATINO IN ASSOCIAZIONE O MENO A CETUXIMAB NEL TUMORE AVANZATO DELLE VIE BILIARI: STUDIO BINGO, RANDOMIZZATO, APERTO, NON COMPARATIVO, DI FASE II

L’aggiunta di cetuximab alla combinazione di gemcitabina e oxaliplatino non sembra aumentare l’attività della chemioterapia nei pazienti con tumore avanzato delle vie biliari, sebbene sia un trattamento ben tollerato. La chemioterapia costituita da gemcitabina e un platinoide (ad esempio, cisplatino oppure oxaliplatino) costituisce attualmente lo standard di cura per i tumori biliari in stadio avanzato. I ricercatori francesi e tedeschi hanno esaminato gli effetti dell’aggiunta di cetuximab alla chemioterapia in questi pazienti. Nello studio non-comparativo, aperto, randomizzato, di fase II BINGO, sono stati arruolati pazienti con colangiocarcinoma, carcinoma della colecisti o ampollare localmente avanzato (non operabile) o metastatico e performance status WHO 0 o 1, in 18 ospedali in Francia e Germania. I pazienti eleggibili sono stati randomizzati (1:1), con procedura centralizzata di minimizzazione, al trattamento di prima linea con gemcitabina (1000 mg/m2) e oxaliplatino (100 mg/m2) in associazione o meno a cetuximab (500 mg/m2), ripetuti ogni 2 settimane fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile. La randomizzazione è stata stratificata per centro, localizzazione primaria del tumore, stadio e precedente trattamento con intento curativo o terapia adiuvante. I ricercatori che hanno valutato la risposta al trattamento erano a conoscenza del gruppo di assegnazione. Endpoint primario era la proporzione di pazienti liberi da progressione dopo 4 mesi, analizzata secondo ‘intention-to-treat’. Tra il 10 ottobre 2007 e il 18 dicembre 2009, 76 pazienti sono stati assegnati a chemioterapia e cetuximab e 74 a sola chemioterapia. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), 48 pazienti (63%, IC 95%: 52 – 74), che hanno ricevuto chemioterapia e cetuximab, e 40 (54%, IC 95%: 43 – 65) tra quelli assegnati a sola chemioterapia erano liberi da progressione dopo 4 mesi. La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata pari a 6.1 mesi (IC 95%: 5.1 – 7.6) nel gruppo con chemioterapia e cetuximab vs 5.5 mesi (IC 95%: 3.7 – 6.6) in quello con sola chemioterapia e la sopravvivenza globale mediana era di 11.0 mesi (IC 95%: 9.1 – 13.7) nel primo gruppo e 12.4 mesi (IC 95%: 8.6 – 16.0) nel secondo. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 – 4 erano neuropatia periferica (18 dei 76 pazienti [24%] che hanno ricevuto chemioterapia e cetuximab vs 10 di 68 pazienti [15%] trattati con sola chemioterapia), neutropenia (rispettivamente 17 [22%] vs 11 [16%]) e più alti livelli di aminotransferasi (17 [22%] vs 10 [15%]). In totale, sono stati riportati 70 eventi avversi gravi in 39 dei 76 pazienti (51%) che hanno ricevuto chemioterapia e cetuximab (34 eventi in 19 pazienti [25%] erano correlati al trattamento), mentre 41 eventi avversi gravi si sono manifestati in 25 dei 71 pazienti (35%) trattati con sola chemioterapia (20 eventi correlati al trattamento in 12 pazienti [17%]). Nel gruppo con sola chemioterapia, un paziente è deceduto per polmonite atipica correlata al trattamento. In conclusione, l’aggiunta di cetuximab a gemcitabina e oxaliplatino non sembra aumentare l’attività della chemioterapia nei pazienti con tumore avanzato delle vie biliari, sebbene il trattamento sia ben tollerato. La combinazione gemcitabina e platinoide dovrebbe quindi rimanere l’opzione standard di cura per questo tumore.
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