sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
14 Febbraio 2012

GEMCITABINA E DOCETAXEL NEL TRATTAMENTO DEI SARCOMI PEDIATRICI RECIDIVI O REFRATTARI

La combinazione dovrebbe essere valutata in studi clinici specifici, perché potrebbe rappresentare perlomeno un’opzione, ragionevole e tollerabile, di trattamento palliativo per il rabdomiosarcoma e altri sarcomi pediatrici. I pazienti pediatrici con recidiva di sarcoma hanno prognosi sfavorevole e necessitano quindi di nuove ed efficaci terapie. Ricercatori dell’Aflac Cancer Center, Emory University, hanno condotto una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche di 19 pazienti (età mediana 11 anni), ricoverati al Children’s Healthcare di Atlanta, che sono stati trattati dal 2006 al 2010 con gemcitabina (675 mg/m2 e.v. ai giorni 1 e 8) e docetaxel (75 mg/m2 e.v. al giorno 8) (GEMTOX), ripetuti ogni 3 settimane, per un totale di 123 cicli di trattamento. Due pazienti (11%), entrambi con rabdomiosarcoma, hanno mostrato risposta oggettiva (uno completa, l’altro parziale) e altri 7 (39%) hanno manifestato stabilizzazione della malattia. Nello studio pubblicato sulla rivista Pediatric Blood Cancer (leggi abstract originale), la sopravvivenza libera da progressione a 1 anno dell’intera coorte è stata del 24% ± 10, con un tempo mediano alla progressione di 2 mesi (range: 0.5 – 14). La sopravvivenza globale a 1 anno è risultata del 43% ± 11. Tossicità di grado 3 e 4 si sono manifestate in 14 pazienti (74%) e 52 cicli (42%) ed erano più frequentemente di tipo ematologico (neutropenia a 37, anemia a 17 e trombocitopenia a 23 cicli). La prognosi sfavorevole nei pazienti che presentano sarcoma recidivo o refrattario e la mancanza di regimi di salvataggio efficaci sui sarcomi sottolinea la necessità di nuovi approcci terapeutici. Questo studio, sull’attività terapeutica di gemcitabina e docetaxel nel rabdomiosarcoma, e altri studi pediatrici, su osteosarcoma e sarcoma di Ewing, suggeriscono che questa combinazione dovrebbe essere considerata per una valutazione formale in trial clinici pediatrici specifici. Perlomeno, questo approccio sembra offrire un’opzione di trattamento palliativo, ragionevole e tollerabile.
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