lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
3 Settembre 2012

GEMCITABINA E CISPLATINO SOLI O IN COMBINAZIONE CON SORAFENIB IN PRIMA LINEA NEL TUMORE POLMONARE NSLCL NON SQUAMOSO AVANZATO

L’aggiunta di sorafenib all’associazione gemcitabina e cisplatino non migliora la sopravvivenza globale (OS) e libera da progressione (PFS), né il tempo alla progressione (TTP) del tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC), non squamoso, in stadio avanzato. Lo studio di fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato contro placebo, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), ha valutato l’efficacia e la sicurezza della somministrazione di sorafenib in combinazione con gemcitabina e cisplatino in pazienti con NSCLC non squamoso, inoperabile, in stadio IIIB-IV, che non avevano mai ricevuto chemioterapia. Tra febbraio 2007 e marzo 2009, 904 pazienti sono stati randomizzati a ricevere sorafenib (400 mg x 2 volte al giorno) o placebo in associazione alla combinazione di gemcitabina (1250 mg/m2 al giorno, ai giorni 1 e 8) e cisplatino (75 mg/m2 al giorno 1) fino a un massimo di 6 cicli di 21 giorni. In virtù dei risultati di sicurezza dello studio ESCAPE (Evaluation of Sorafenib, Carboplatin and Paclitaxel Efficacy in NSCLC), i pazienti con istologia a cellule squamose a febbraio 2008 sono stati esclusi dallo studio e di conseguenza anche dall’analisi. Endpoint primario era la OS ed endpoint secondari includevano la PFS e il TTP. La popolazione presa in considerazione per l’analisi primaria includeva 772 pazienti, di cui 385 randomizzati a sorafenib e 387 a placebo. I due gruppi avevano caratteristiche demografiche e basali simili. La OS mediana era simile nei due gruppi sorafenib e placebo (12.4 vs 12.5 mesi, hazard ratio [HR] 0.98, p = 0.401). Secondo gli investigatori, sorafenib ha migliorato la PFS mediana (6.0 vs 5.5 mesi; HR 0.83, p = 0.008) e il TTP mediano (6.1 vs 5.5 mesi; HR 0.73, p < 0.001). Tuttavia, gli eventi avversi di grado 3 – 4 correlati al farmaco erano più che raddoppiati nel gruppo sorafenib e includevano reazione cutanea mano-piede (8.6 vs 0.3%), fatigue (7.3 vs 3.6%), rash cutaneo (5.7 vs 0.5%) e ipertensione (4.2 vs 1.8%), ma non è emersa alcuna tossicità inaspettata. In conclusione, lo studio non ha ottenuto un miglioramento della sopravvivenza globale quando sorafenib è stato aggiunto a gemcitabina e cisplatino in prima linea in pazienti con NSCLC non squamoso avanzato. Secondo gli autori, l’identificazione di biomarcatori predittivi dovrebbe essere materia di ricerca in futuri studi con sorafenib.
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