sabato, 2 luglio 2022
Medinews
23 Maggio 2011

FUNZIONE NEUROCOGNITIVA 5 ANNI DOPO TRAPIANTO ALLOGENICO DI CELLULE EMATOPOIETICHE

Sebbene le funzioni neurocognitive migliorino entro 1 – 5 anni dal trapianto allogenico di cellule ematopoietiche (HCT), alcuni deficit rimangono in più di 2 sopravviventi su 5. Studi clinici hanno documentato deficit cognitivi sia prima che dopo trattamento ad alte dosi seguito da HCT allogenico, con un recupero parziale entro un anno. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) ha invece esaminato le caratteristiche e l’estensione della disfunzione cognitiva a lungo termine, focalizzando l’interesse fino a 5 anni dopo il trattamento. Ai recipienti di HCT allogenico è stato chiesto di completare test neuropsicologici standardizzati che includevano informazioni sulla velocità dei processi mentali (Trail Making A and Digit Symbol Substitution Test), memoria verbale (Hopkins Verbal Learning Test-Revised), funzione esecutiva (Controlled Oral Word Association Test and Trail Making B) e abilità e velocità motoria (Grooved Pegboard). I sopravviventi (n = 92) sono stati testati nuovamente 80 giorni, 1 e 5 anni dopo il trapianto. Anche i controlli (‘case-matched’, n = 66) hanno ricevuto il test a 5 anni. Un punteggio globale di deficit (global deficit score, GDS) ha riassunto la disfunzione globale. I profili di risposta sono stati analizzati utilizzando modelli ad effetto lineare. I risultati indicano che i sopravviventi hanno recuperato una funzione cognitiva significativa nel periodo tra l’immediato dopo-trapianto (80 giorni) e i 5 anni successivi in tutti i test somministrati (p < 0.0001), eccetto che per il richiamo verbale (p > 0.06): nel periodo compreso tra 1 e 5 anni, la fluidità verbale è migliorata (p = 0.0002), così come la funzione esecutiva (p < 0.01), ma non l’abilità motoria (p > 0.15), rimanendo al di sotto dei controlli (p < 0.0001) e deviazione standard > 0.5 sotto la norma della popolazione. Al GDS, il 41.5% dei sopravviventi e il 19.7% dei controlli hanno mostrato deficit lievi o più gravi (test di McNemar = 7.04; p = 0.007). Secondo gli autori è necessario quindi identificare i fattori di rischio, i meccanismi e le strategie di riabilitazione per risolvere questi deficit residuali.
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