lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
2 Ottobre 2012

FUNZIONE CARDIACA AL FOLLOW-UP DI 7 ANNI DELLO STUDIO NSABP B-31 IN PAZIENTI CON CANCRO DEL SENO HER2- E LINFONODO-POSITIVO

Lo sviluppo tardivo di scompenso cardiaco congestizio (CHF) dopo aggiunta di trastuzumab a paclitaxel e successivo al trattamento chemioterapico contenente doxorubicina/ciclofosfamide è poco frequente. Il quoziente rischio/beneficio di trastuzumab in questo regime rimane fortemente a favore dell’anticorpo monoclonale. Il rischio di insufficienza cardiaca è stato associato alla combinazione di trastuzumab alla chemioterapia adiuvante nel trattamento del tumore al seno positivo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2), in particolare quando il regime prevede l’utilizzo di antracicline. Data la dimostrata efficacia di trastuzumab, le valutazioni di sicurezza, attualmente in corso, a livello cardiaco e l’identificazione di fattori di rischio per l’insufficienza cardiaca sono importanti per il trattamento ottimale delle pazienti. Lo studio adiuvante di fase III, National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (NSABP) B-31, ha coinvolto 1830 pazienti che rientravano nei criteri di eleggibilità al trattamento con trastuzumab e ha valutato l’insorgenza di insufficienza cardiaca e il recupero dalla stessa. Un modello statistico è stato sviluppato per stimare il rischio di CHF grave e sono state individuate anche le caratteristiche iniziali delle pazienti associate al declino della funzione cardiaca legata all’antraciclina. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract) hanno indicato che, a un follow-up di 7 anni, 37 delle 944 pazienti che avevano ricevuto trastuzumab (4.0%) hanno manifestato un evento cardiaco rispetto a 10 delle 743 nel braccio di controllo (1.3%). Un decesso di origine cardiaca è stato osservato in ciascun braccio del protocollo. Un Punteggio di Rischio Cardiaco, calcolato utilizzando l’età della paziente e la frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) basale, determinata tramite arteriografia a porte multiple (MUGA), è stato correlato statisticamente al rischio di sviluppare un evento cardiaco. Dopo la sospensione di trastuzumab, la maggior parte delle pazienti che avevano manifestato disfunzione cardiaca hanno recuperato una LVEF nei limiti della normalità, anche se un certo peggioramento rispetto ai valori basali sia spesso osservato persistere. Solo 2 casi di eventi cardiaci sono stati rilevati più di due anni dopo l’inizio della somministrazione di trastuzumab. In conclusione, la manifestazione tardiva di CHF dopo aggiunta di trastuzumab a paclitaxel, avvenuta successivamente al trattamento chemioterapico con doxorubicina o ciclofosfamide, non è comune. Il quoziente rischio/beneficio di trastuzumab quando aggiunto a questo regime rimane fortemente a favore di trastuzumab.
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