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Medinews
15 Maggio 2009

FUMO: STUDIO, NEL 2005 SI E’ MANGIATO 6,7% SPESA SANITARIA

Oltre sei miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa sanitaria italiana. E’ la cifra che è stato necessario spendere nel 2005 per curare tutte le patologie legate al fumo. Un vizio che provoca sempre più malattie e soprattutto morti in tutto il mondo: il numero è infatti destinato ad aumentare dai 5,4 milioni del 2004 agli 8,3 milioni del 2030 (+10%). A tirare le somme sono stati gli esperti riuniti a Trieste per confrontarsi su epidemiologia, prevenzione, impatto clinico-economico delle patologie correlate alla sigaretta e nuove terapie, in occasione del convegno ‘Fumo Salute e Sanità’, patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall’Osservatorio sanità e salute. “La ricerca scientifica – ha affermato Americo Cicchetti, della Facoltà di Economia dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – ha messo in chiara evidenza la correlazione tra l’emergenza di alcune patologie e l’abitudine al fumo. Adottando come dati di riferimento i ricoveri ospedalieri durante il 2005, uno studio realizzato dal nostro ateneo ha calcolato che il costo per i ricoveri associati a patologie tabacco-correlate è pari a 3,4 miliardi di euro, un valore che nel 2005 rappresenta il 3,5% della spesa del servizio sanitario nazionale. Proiettando questo dato anche sugli altri livelli di assistenza ne è emerso che nel 2005 la spesa complessiva per il Servizio sanitario nazionale per le patologie fumo-correlate ammonterebbe a oltre sei miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa sanitaria nazionale”. “Il fumo è il principale fattore di rischio di morte della nostra società – ha sottolineato Marco Confalonieri, direttore della Struttura complessa di Pneumologia degli Ospedali Riuniti di Trieste – e noi specialisti delle malattie dell’apparato respiratorio sappiamo di aver di fronte una vera e propria epidemia di disturbi che negli ultimi anni aumenta come peso sanitario e sociale. Oltre ai tumori polmonari, ci sono la Broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’insufficienza respiratoria o le malattie polmonari interstiziali. Occorre aiutare i fumatori a smettere e diagnosticare precocemente le malattie da fumo con esami semplici come la spirometria”. “Il cancro al polmone è la principale causa di morte per tumore nei Paesi sviluppati – ha spiegato Gianpiero Fasola, direttore del dipartimento di Oncologia dell’università Santa Maria della Misericordia di Udine – e la correlazione di questo fenomeno con il tabagismo rappresenta un problema di stretta competenza delle Istituzioni, per le dimensioni che assume nel mondo occidentale, e soprattutto per l’urgenza di attivare strategie di contenimento e politiche di prevenzione per la popolazione. Basti pensare che, tra gli amanti del pacchetto, la metà morirà per ragioni strettamente connesse a questa abitudine, e nella metà di questi il decesso avviene tra i 35 e i 69 anni. A 70 anni, circa l’80% dei non fumatori è ancora vivo, contro il 50% dei fumatori. Ciò su cui tutti siamo chiamati a riflettere è che, se non vi fosse il fumo di sigaretta, il tumore del polmone, oggi definito un ‘big killer’ diventerebbe una neoplasia rara”. “La scienza – ha sottolineato Diego Vanuzzo, responsabile del centro Malattie cardiovascolari Agenzia regionale della Sanità, Udine – è ormai in grado di spiegare come il fumo, sia attivo che passivo, causi danni cardiocircolatori. Il punto è capire perché i fumatori, nonostante queste e altre consapevolezze, continuino a fumare. La risposta è che la sigaretta crea dipendenza, perché la nicotina agisce su specifici recettori cerebrali implicati nel circuito della gratificazione: se non stimolati, causano disturbi da astinenza. Fortunatamente esistono metodi scientificamente validati per aiutare chi lo desidera a smettere di fumare. Si tratta di tecniche psicologiche, ma anche di farmaci appositamente studiati, che in mani esperte risultano molto efficaci”.
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