domenica, 26 maggio 2024
Medinews
28 Luglio 2009

FORLÌ NEL NETWORK EUROPEO SU CARCINOSI PERITONEALI

Ci sarà anche l’Unità operativa di chirurgia e terapie oncologiche avanzate dell’Ausl di Forlì nel futuro network europeo di equipe specializzate nel trattamento delle carcinosi peritoneali con la chemio-ipertermia. Grazie ai numeri e all’esperienza maturata in questi anni, l’unità forlivese, diretta dal professor Giorgio Maria Verdecchia, farà parte, infatti, della ristretta cerchia di equipe chiamate ad esplorare questa nuova frontiera della chirurgia oncologica. Ad annunciarlo è stato il professor François-Noel Gilly, preside della Facoltà di Medicina Lyon-Sud e tra i massimi esperti mondiali in questo settore. Il chirurgo francese, ospite di un “Meet the Professor” a lui dedicato, organizzato al Ceub di Bertinoro, ha infatti sottolineato l’importanza di creare una rete fra i principali centri europei che praticano il trattamento integrato delle carcinosi, in modo tale da estendere la ricerca e sviluppare ulteriormente questa tecnica, ad esempio in funzione preventiva. “Si tratta di una metodica molto complessa – ha spiegato il professor Gilly – in quanto combina la chirurgia con la chemio-ipertermia intraperitoneale. L’intervento risulta quindi aggressivo e può durare molte ore, rendendo necessaria un’attenta selezione dei pazienti, sulla base dello stato di salute generale e del livello di stadiazione della malattia: chi presenta un elevato indice di carcinosi o uno stato avanzato della malattia non è adatto. Inoltre, per la buona riuscita del trattamento, serve una stretta integrazione fra chirurgo, anestesista, oncologo, radiologo, medico di rianimazione. Insomma – ha detto ancora il medico francese – non si può praticare dappertutto, ma esclusivamente laddove esista una squadra rodata e validata”. Al momento, però, a livello europeo, solo in Francia e, da due anni, in Gran Bretagna, esistono protocolli e linee guida che disciplinano il trattamento delle carcinosi peritoneali con la chemio-ipertermia, mentre in Italia i vari centri agiscono in maniera non coordinata.
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