sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
6 Dicembre 2010

FNOMCEO: 1/3 DEI MEDICI IN PENSIONE ENTRO 2020, EMERGENZA FORMAZIONE

Centoquindicimila medici, oggi compresi nella fascia di età tra i 51 e i 59 anni, ovvero il 38% di tutta la popolazione medica attiva, andranno in pensione nei prossimi dieci – quindici anni. Tra questi sono compresi il 48% dei medici occupati in regime di dipendenza dai Servizi Sanitari Regionali e Università, il 62% dei Medici di Medicina Generale, il 58% dei Pediatri di Libera Scelta, il 55% degli Specialisti Convenzionati interni. Per far fronte a quella che e’ stata definita una vera e propria “emergenza formativa” bisogna costruire un progetto efficace, che si fondi su una maggiore connettività e flessibilità’ nelle relazioni e nelle “regole di ingaggio”. Tra le due grandi opportunità a disposizione per la formazione di un medico di qualità e cioè le Facoltà di Medicina e le strutture pubbliche e private accreditate dei Servizi Sanitari Regionali. E’ questa la prospettiva dei medici italiani emersa durante la II Conferenza nazionale della Professione medica. “Abbiamo posto il tema della qualità professionale – spiega il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco – nella prospettiva di rafforzare un fondamento critico per la sostenibilità del nostro sistema di cure e quindi di quei preziosi valori di equità, solidarietà, universalismo dei destinatari di cui, oggi, e’ insostituibile espressione materiale”. Il “Progetto per la qualità professionale del medico”, spiega la Fnomceo, si fonda su un processo continuo e integrato, che parte dall’accesso agli studi di medicina e si conclude al termine della vita attiva professionale deve misurarsi non solo con l’evoluzione dei saperi tecnico-scientifici, ma anche con le nuove definizioni, i nuovi orizzonti e le diverse legittimazioni culturali e civili che costantemente ridisegnano gli scopi della medicina e della sanità. Non solo, quindi, formazione universitaria, ma anche formazione continua post laurea: nel nostro sistema e’ purtroppo in forte ritardo una cultura della promozione e della valutazione della qualità dei professionisti e dei servizi, di standard ed indicatori di performance e competence di singoli, delle equipe e delle organizzazioni sanitarie, di sistematica produzione e diffusione di buone pratiche. Una criticità che sarebbe sbagliato e controproducente pensare di risolvere affrontandola “dalla coda”, attraverso l’esclusivo potenziamento di modelli burocratici, inquisitori e sanzionatori di controllo. In questo progetto un ruolo fondamentale deve essere svolto dalle Società Medico Scientifiche, realizzando al piu’ presto un modello di accreditamento istituzionale, al fine di garantire il loro riconoscimento in ruoli di interlocutori stabili.
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