martedì, 27 luglio 2021
Medinews
4 Luglio 2011

FIBRILLAZIONE ATRIALE: IN PIU’ DELLA META’ DEI CASI COLPISCE CHI HA PROFILO DI RISCHIO ALTO

Il 56,5% dei casi di fibrillazione atriale è collegato ad un profilo di rischio borderline o elevato. Un’ottimizzazione del controllo dei fattori di rischio per la patologia, in particolare l’ipertensione, potrebbe pertanto condurre a una più attenta prevenzione tra chi ha le maggiori probabilità di ammalarsi. È la conclusione dell’équipe guidata da Rachel R. Huxley, della divisione di Epidemiologia e salute comunitaria dell’Università del Minnesota, a Minneapolis (Usa), tratta analizzando i dati dei 14.598 partecipanti allo studio Aric (Atherosclerosis risk in communities). I ricercatori hanno suddiviso i fattori di rischio consolidati per fibrillazione atriale – quali ipertensione arteriosa, elevato indice di massa corporea, diabete mellito, fumo di sigaretta e pregressa malattia cardiaca – in 3 livelli: ottimale, borderline, elevato. Sulla base dei livelli dei fattori di rischio, i partecipanti sono stati quindi classificati in uno dei 3 gruppi. Nella popolazione colpita da fibrillazione atriale, la percentuale attribuibile a un profilo di rischio non ottimale è stata valutata in modo separato negli uomini e nelle donne, caucasici e non caucasici. Nel corso di un follow-up medio di 17,1 anni, sono stati identificati 1.520 casi di fibrillazione atriale. I tassi d’incidenza più elevati, aggiustati per età, si sono registrati nei maschi bianchi mentre quelli più bassi sono stati riscontrati nelle donne di colore (7,45 e 3,67, rispettivamente). La prevalenza complessiva della patologia per il gruppo con profilo ottimale di rischio si è attestata su 5,4%, ma è apparsa variabile a seconda dell’etnia e del genere: 10% nelle donne caucasiche, 1,6% nei maschi neri.

DoctorNews – Circulation
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