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21 Gennaio 2014

FEC-75 SEGUITO DA PACLITAXEL E TRASTUZUMAB VS PACLITAXEL E TRASTUZUMAB SEGUITO DA FEC-75 E TRASTUZUMAB NEL TRATTAMENTO NEOADIUVANTE DELLE PAZIENTI CON CARCINOMA MAMMARIO HER2-POSITIVO: STUDIO Z1041, RANDOMIZZATO, CONTROLLATO, DI FASE 3

Nel tumore mammario HER2-positivo, la combinazione di trastuzumab e antracicline non sembra offrire alcun ulteriore beneficio e non è quindi raccomandata. La chemioterapia neoadiuvante con trastuzumab può indurre una risposta patologica completa nel 30 – 65% delle pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo e i ricercatori dell’American College of Surgeons Oncology Group, ufficio del vice-presidente della Ricerca Clinica, University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston, hanno esaminato l’effetto della tempistica di somministrazione di trastuzumab con la chemioterapia neoadiuvante, contenente antracicline e taxano. Questo studio randomizzato, pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract), è stato condotto in 36 centri negli Stati Uniti e Portorico. Le donne con carcinoma mammario invasivo HER2-positivo operabile sono state randomizzate (1:1), con algoritmo di minimizzazione ‘biased coin’, dopo stratificazione per età, dimensioni del tumore e stato dei recettori ormonali. Né le pazienti, né gli investigatori (eccetto il pannello di revisione della tossicità cardiaca) erano in cieco nell’assegnazione del trattamento. Le pazienti randomizzate al trattamento sequenziale hanno ricevuto la combinazione di fluorouracile (500 mg/m2), epirubicina (75 mg/m2) e ciclofosfamide (500 mg/m2) (FEC-75) al giorno 1 di ogni ciclo di 21 giorni, per 4 cicli, seguita da paclitaxel (80 mg/m2) e trastuzumab (2 mg/kg, dopo una dose di carico di 4 mg/kg) una volta alla settimana per 12 settimane, mentre quelle randomizzate al trattamento concomitante hanno ricevuto paclitaxel e trastuzumab una volta alla settimana per 12 settimane, seguite da 4 cicli di FEC-75 (al giorno 1 di ciascun ciclo di 21 giorni) e trastuzumab una volta alla settimana, allo stesso dosaggio del gruppo di trattamento sequenziale. La chirurgia, che includeva la valutazione ascellare, è stata eseguita entro 6 settimane dal termine del trattamento neoadiuvante. ‘Outcome’ primario era la percentuale di pazienti che mostravano una risposta patologica completa nella popolazione ‘intention-to-treat’. Tra il 15 settembre 2007 e il 15 dicembre 2011, sono state arruolate 282 pazienti: 140 incluse nel gruppo sequenziale e 142 in quello di trattamento concomitante. Due pazienti randomizzate al trattamento sequenziale hanno ritirato il consenso prima di iniziare la terapia; 78 pazienti su 138 che hanno ricevuto questo trattamento (56.5%, IC 95%: 47.8 – 64.9) hanno manifestato una risposta patologica completa alla mammella rispetto a 77 delle 142 sottoposte a trattamento concomitante (54.2%, IC 95%: 45.7 – 62.6) (differenza 2.3%, IC 95%: -9.3 – 13.9). Nessun decesso legato al trattamento è stato registrato. Gli effetti tossici gravi più comuni erano neutropenia (35 delle 138 pazienti in trattamento sequenziale [25.3%] vs 45 di 142 in trattamento concomitante [31.7%]) e fatigue (6 pazienti [4.3%] vs 12 [8.5%]). Alla settimana 12, la frazione di eiezione ventricolare sinistra si è abbassata sotto il limite normale istituzionale più basso in una delle 130 pazienti (0.8%) che hanno ricevuto il trattamento sequenziale e in 4 delle 137 (2.9%) sottoposte a trattamento concomitante; entro la settimana 24, lo stesso valore è caduto sotto il limite rispettivamente in 9 di 126 pazienti (7.1%) nel primo gruppo e in 6 di 130 (4.6%) nel secondo gruppo. In conclusione, la somministrazione concomitante di trastuzumab e antracicline non offre alcun beneficio addizionale alle pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo e non è quindi suggerita.
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