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18 Maggio 2010

FAVO, SU ASSISTENZA E CURA GRANDE DISPARITA’ FRA REGIONI

Difformità assistenziali e gravi carenze penalizzano i malati di tumore a seconda della regione in cui vivono. Lo denuncia il Rapporto presentato a Roma, primo atto ufficiale dell’Osservatorio permanente sulla condizione dei malati oncologici creato dalla FAVO. Cogliendo la ricorrenza della Giornata del malato Oncologico, il Rapporto, curato in collaborazione col Censis, mette nero su bianco tutte le criticità che il malato oncologico deve fronteggiare nella sua lotta quotidiana contro la malattia. Per l’assistenza domiciliare integrata, ad esempio, che costituisce un indicatore di qualità assistenziale estremamente importante per i malati di cancro, si registrano differenze assai elevate tra Regioni come la Basilicata e la P.A. di Trento, con, rispettivamente 237 e 153 casi di assistenza domiciliare ogni 100.000 abitanti e Regioni come la Campania (35 casi), la Valle d’Aosta (34 casi) e la P.A. di Bolzano dove non risulta fornito alcun tipo di assistenza domiciliare. Così per le dotazioni di posti negli Hospice per l’accompagnamento dei malati terminali, ambito nel quale si passa da oltre 5 posti ogni 100.000 abitanti in Lombardia, Emilia Romagna e Molise, a Regioni (soprattutto meridionali), dove le dotazioni scendono a 1 posto (Sicilia e Calabria) o sono pressoché nulle (Campania, Abruzzo e Valle d’Aosta). Notevoli le difformità assistenziali anche per quanto riguarda i farmaci innovativi, approvati dall’AIFA e resi disponibili ai malati a volte anni dopo. Per non parlare delle misure che contribuiscono alla qualità della vita di chi ha superato la fase acuta e convive con gli esiti della patologia tumorale: la riabilitazione oncologica, l’assistenza domiciliare integrata, la sedazione del dolore, l’accompagnamento dei malati terminali. Sono oltre 1,9 milioni le persone che in Italia al 2010 hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della propria vita e sono quasi 255 mila i nuovi casi di tumore registrati nel nostro Paese nello stesso anno. Numeri questi da patologie di massa, con un impatto rilevante sulle vite delle persone che ne sono affette, dei loro familiari, ma anche sull’economia e la vita sociale delle comunità. Si stima infatti che ogni anno i nuovi casi di tumore determinino nel nostro Paese un impatto economico, in termini di spese sanitarie e perdita di produttività, pari allo 0,45% del Pil. Il dato italiano e’ superiore a quello di Regno Unito (0,38%) e Spagna (0,26), ma inferiore a quello di Germania (0,66%) e Francia (0,59%). Cifre da tenere sotto controllo – avverte il Rapporto – visti i tassi attesi di crescita delle patologie tumorali: il numero di casi, infatti, rispetto al 2005 e’ aumentato complessivamente del 12,7%, dato più alto tra le donne (pari al 13,2%), rispetto a quello relativo agli uomini (12,0%). Il numero più elevato di casi di tumore diagnosticati, sia per gli uomini che per le donne, in base a dati stimati al 2010, si registra in Friuli Venezia Giulia (4.731,6 casi ogni 100.000 abitanti), seguita dalla Liguria (4.650,6 ogni 100.000 abitanti) e dall’Emilia Romagna (4.377,4 ogni 100.000 abitanti). Agli ultimi posti della graduatoria si collocano la Puglia (2.256,2 ogni 100.000 abitanti), la Calabria (2.070,7 ogni 100.000 abitanti) e la Sicilia (1.867,6 casi ogni100.000 abitanti), che registrano il numero di casi di tumore diagnosticato più bassi di tutta l’Italia.
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