giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
22 Febbraio 2011

FATTORI PROGNOSTICI AVVERSI PER LA SOPRAVVIVENZA AL CANCRO DEL TESTICOLO

La mortalità specifica per il cancro al testicolo è doppia nei pazienti statunitensi con diagnosi di seminoma o non seminoma che hanno compiuto i 40 anni, anche dopo aver considerato il trattamento iniziale e l’estensione del tumore. Tuttavia, il significato prognostico sulla mortalità specifica dell’età alla diagnosi di cancro testicolare, il livello socio-economico, la razza e lo stato civile non sono stati caratterizzati. In un tumore curabile come il cancro al testicolo, è importante identificare qualsiasi fattore che conferisca un aumentato rischio di mortalità specifica. Ricercatori dell’Università di Oslo in Norvegia e dell’Università di Rochester negli Stati Uniti hanno usato modelli di analisi multivariata di regressione causa-specifica di Cox che tenesse conto dei rischi competitivi per calcolare l’hazard ratio (HR) per la mortalità cancro-specifica a 10 anni in 27948 pazienti con cancro testicolare inseriti nel programma del SEER (Surveillance, Epidemiology and End Results) tra il 1978 e il 2006. Fattori predittivi indipendenti erano età alla diagnosi, livello socio-economico, razza, stato civile, estensione del tumore, anno della diagnosi, radioterapia e dissezione linfonodale retroperitoneale (RPLND). Rispetto ai pazienti più giovani, l’età alla diagnosi superiore a 40 anni è stata associata ad una mortalità più alta (seminoma: HR 2.00; p < 0.001; non seminoma: HR 2.09; p < 0.001; più evidente con malattia metastatica: HR 8.62; p < 0.001 e HR 6.35; p < 0.001, rispettivamente). I maschi celibi mostravano una mortalità da due a tre volte maggiore rispetto a quelli sposati (HR 2.97; p < 0.001; HR 1.54; p < 0.001, rispettivamente). Nel gruppo non seminoma, i più bassi livelli socio-economici (p trend < 0.001) e la razza non bianca (HR 2.11; p < 0.001) aumentavano la mortalità. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), inoltre, indica che la diagnosi dopo il 1987 ha favorito una mortalità più bassa rispetto agli anni precedenti (HR 0.58; p < 0.001; HR 0.74; p < 0.001, rispettivamente). E la non disponibilità di RPLND è stata associata ad un aumento della mortalità di 7 volte (p < 0.001). In conclusione, un ruolo importante nella prognosi della malattia è svolto dall’età del paziente, anche se altri fattori influiscono sulla mortalità cancro-specifica. Gli autori tuttavia suggeriscono ulteriori studi per permettere lo sviluppo di strategie interventistiche e approcci preventivi, quando possibile.
TORNA INDIETRO