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29 Aprile 2014

FARMACI ANTITUMORALI ORALI: COME LE OPZIONI DI LIMITAZIONE DELLA DOSE E LA SUA RIDUZIONE POSSONO INFLUENZARE GLI ‘OUTCOME’ IN STUDI COMPARATIVI E L’EFFICACIA NEI PAZIENTI

Lo sviluppo di nuovi agenti antitumorali orali (terapie target) si basa sul concetto del ‘cancro come malattia cronica’ e quindi con il fine di migliorare la modalità di trattamento rispetto alla somministrazione endovenosa. Storicamente, la medicina oncologica ha ovviato al problema della tossicità di farmaci somministrati a dosaggi diversi tra loro comparando le dosi massime tollerate dei regimi endovenosi con riduzioni diseguali delle dosi. Tuttavia, negli ultimi anni, con lo sviluppo di numerosi agenti antitumorali orali, le variazioni di dosaggio sono limitate dalle dimensioni delle compresse. I ricercatori del National Cancer Institute, National Institutes of Health, di Bethesda e University of Pennsylvania Perelman School of Medicine di Filadelfia sostengono che la conseguenza non sufficientemente apprezzata della formulazione in compresse è un dosaggio diseguale tra i farmaci a confronto in studi clinici comparativi, che può avere un impatto sugli ‘outcome’ dei pazienti. In questa analisi pubblicata sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), gli autori hanno sottolineato i bias di alcuni studi (Axis, TIVO-1, RECORD-3, ecc.) e le differenze che riduzioni percentuali della dose degli agenti a confronto possono avere sugli ‘outcome’ negli studi di efficacia comparativa, a causa di uno sbilanciamento del dosaggio tra i diversi agenti e per l’adozione di dosi non efficaci (troppo basse). I dati reali indicano che riduzioni di dose sono richieste in una percentuale ancora più alta di pazienti, a causa di una ridotta selezione rispetto alle popolazioni incluse negli studi clinici. Per la bassa tollerabilità e le limitate opzioni di dosaggio, ccon riduzione proporzionale delle dosi per tossicità, l’efficacia clinica degli agenti antitumorali orali, nel mondo reale, può essere molto ridotta e non ripetere i risultati ottenuti negli studi di registrazione. In conclusione, sapendo che dosi piene della maggior parte degli agenti target orali sono solo marginalmente efficaci in molti pazienti e che una riduzione del 50% può risultare inefficace, gli autori si chiedono perché non optare per un diverso agente dato che il fine ultimo è non solo l’efficacia del trattamento ma anche l’ottenimento di una migliore cura.
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