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7 Ottobre 2014

EZIOLOGIA DELLA MALATTIA OSSEA MALIGNA NEL CARCINOMA EPATICO: RISULTATI FINALI DI UNO STUDIO MULTICENTRICO SULLE METASTASI OSSEE

Lo studio pubblicato sulla rivista PloS One (leggi testo) offre un significativo avanzamento delle conoscenze sull’eziologia del carcinoma epatico. Le ossa sono una localizzazione abbastanza rara di metastasi in pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato ed esistono pochi studi sull’eziologia delle metastasi ossee in questi pazienti. I ricercatori italiani hanno analizzato statisticamente i dati clinico-patologici, di sopravvivenza, eventi scheletrici e terapie che hanno come bersaglio le ossa, relativi a 211 pazienti con carcinoma epatico ed evidenza di metastasi ossee deceduti. I pazienti avevano età mediana di 70 anni (172 erano maschi: 81.5%). La sopravvivenza globale mediana era 19 mesi; il tempo mediano all’esordio della metastasi ossea era 13 mesi (22.2% alla diagnosi di carcinoma epatico) e il 64.9% dei pazienti presentava metastasi ossee multiple. La colonna vertebrale era la localizzazione più comune di metastasi ossea (59.7%); la maggior parte di queste lesioni era osteolitica (82.4%) e l’88.5% è stata trattata con acido zoledronico. In analisi multivariata, solo il Child ‘score’ è risultato significativamente correlato con un più breve tempo alla diagnosi di metastasi ossee (p = 0.001; HR = 1.819). La sopravvivenza mediana dalla diagnosi di metastasi ossea era 7 mesi. In analisi multivariata, l’eziologia di carcinoma epatico (p = 0.005), il performance status ECOG (p = 0.002) e il trattamento con bisfosfonati (p = 0.024) sono stati associati a una più breve sopravvivenza dopo manifestazione di malattia ossea. La localizzazione della metastasi ossea, ma non il numero delle lesioni ossee, è stata associata alla sopravvivenza dal primo evento scheletrico (p = 0.021) e alla sopravvivenza globale (p = 0.001). In conclusione, questo studio offre un significativo avanzamento delle conoscenze sull’eziologia della malattia scheletrica in pazienti con carcinoma epatico. Una gestione precoce e appropriata di questi pazienti è drammaticamente necessaria per evitare il conseguente peggioramento della loro qualità di vita.
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