sabato, 2 luglio 2022
Medinews
28 Maggio 2012

EVEROLIMUS E TAMOXIFENE NEL CANCRO MAMMARIO METASTATICO ER-POSITIVO, HER2-NEGATIVO RESISTENTE A INIBITORI DELLE AROMATASI

La combinazione dei due farmaci migliora il beneficio clinico, il tempo alla progressione della malattia e la sopravvivenza globale rispetto al solo tamoxifene. Il cross-talk tra le vie di trasduzione del segnale molto probabilmente contribuisce alla resistenza ormonale che si osserva nel cancro metastatico della mammella. Everolimus, un inibitore orale di mTOR (mammalian target of rapamycin), è in grado di ristabilire la sensibilità al trattamento ormonale in modelli di resistenza endocrina e ha mostrato attività antitumorale in studi clinici sul cancro metastatico della mammella in fase iniziale. Questa analisi pubblicata sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) ha valutato efficacia e sicurezza di everolimus quando somministrato in combinazione a tamoxifene nelle pazienti con cancro metastatico della mammella resistente agli inibitori delle aromatasi (AI). Lo studio di fase II, aperto, randomizzato, ha incluso donne in post-menopausa con cancro metastatico della mammella, positivo ai recettori ormonali (ER), negativo a HER2 (human epidermal growth factor receptor 2) e resistente agli AI, che sono state trattate con tamoxifene (20 mg/die) ed everolimus (10 mg/die) (n = 54) o con solo tamoxifene (20 mg/die) (n = 57). La randomizzazione è stata stratificata per resistenza ormonale primaria o secondaria. Endpoint primario era il tasso di beneficio clinico (CBR), definito come percentuale delle pazienti che hanno mostrato risposta completa o parziale o stabilizzazione della malattia dopo 6 mesi di trattamento. Nessuna comparazione statistica formale è stata programmata tra i gruppi. I ricercatori francesi hanno osservato un CBR a 6 mesi del 61% (IC 95%: 47 – 74) con tamoxifene ed everolimus e del 42% (IC 95%: 29 – 56) con solo tamoxifene. Il tempo alla progressione (TTP) è aumentato da 4.5 mesi con solo tamoxifene a 8.6 mesi con tamoxifene ed everolimus, corrispondente a una riduzione del rischio di progressione del 46% con la combinazione (hazard ratio [HR] 0.54, IC 95%: 0.36 – 0.81). Anche il rischio di morte si è ridotto del 55% con la combinazione rispetto a tamoxifene (HR 0.45, IC 95%: 0.24 – 0.81). Le principali tossicità associate alla combinazione dei due farmaci sono state fatigue (72 vs 53%, con solo tamoxifene), stomatite (56 vs 7%), rash cutaneo (44 vs 7%), anoressia (43 vs 18%) e diarrea (39 vs 11%). In conclusione, lo studio suggerisce che la combinazione di everolimus a tamoxifene aumenta il tasso di beneficio clinico, il tempo alla progressione e la sopravvivenza globale, rispetto al solo tamoxifene, nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico resistente agli inibitori delle aromatasi.
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