Medinews
24 Giugno 2014

EVENTI CARDIACI ASSOCIATI A TRASTUZUMAB DOPO UN FOLLOW-UP MEDIANO DI 8 ANNI NELLO STUDIO HERA (BIG 1-01)

La valutazione a lungo termine, dopo un follow-up mediano di 8 anni, conferma la bassa incidenza di eventi cardiaci con trastuzumab somministrato in sequenza dopo chemioterapia e radioterapia; in caso di eventi cardiaci, questi erano reversibili nella stragrande maggioranza delle pazienti. Per determinare il tasso e gli ‘outcome’ della disfunzione cardiaca associata a trastuzumab dopo 1 vs 2 anni di terapia adiuvante, ricercatori europei (in Italia, il gruppo dell’Istituto San Raffaele di Milano), statunitensi e australiani, che hanno partecipato allo studio HERA (Herceptin Adiuvant Trial), a tre bracci, randomizzato, hanno comparato 2 anni vs 1 anno di trastuzumab vs osservazione in 5102 pazienti con tumore mammario in stadio iniziale HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-positivo. La funzionalità cardiaca è stata strettamente monitorata durante lo studio; le pazienti eleggibili avevano frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) ≥ 55% all’entrata nello studio, dopo chemioterapia neoadiuvante, associata o meno a radioterapia. Questa analisi a un follow-up mediano di 8 anni, pubblicata sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), ha valutato la sicurezza nelle popolazioni di pazienti randomizzate a 2 anni (n = 1673) vs 1 anno di trastuzumab (n = 1682) vs osservazione (n = 1744). Eventi avversi cardiaci che hanno portato all’interruzione di trastuzumab si sono manifestati nel 9.4% delle pazienti arruolate nel braccio con trastuzumab per 2 anni e nel 5.2% di quelle trattate per 1 anno. L’incidenza di morte per cause cardiache, scompenso cardiaco congestizio (CHF) grave e significativa diminuzione confermata di LVEF è rimasta bassa in tutti i bracci. L’incidenza di CHF grave (rispettivamente 0.8, 0.8 e 0.0% nei tre bracci) e di diminuzione significativa confermata di LVEF (rispettivamente 7.2, 4.1 e 0.9%) erano significativamente più alte nei bracci con trastuzumab per 2 e 1 anno, rispetto al braccio di osservazione; quella di CHF grave era simile nei due bracci trattati con trastuzumab. Nelle pazienti che mostravano diminuzione confermata di LVEF e avevano ricevuto trastuzumab per 2 anni, l’87.5% ha manifestato recupero entro breve termine e, nelle pazienti con confermata diminuzione di LVEF che hanno ricevuto trastuzumab per 1 anno, l’81.2% ha recuperato. In conclusione, la valutazione a lungo termine con un follow-up mediano di 8 anni conferma la bassa incidenza di eventi cardiaci con trastuzumab somministrato in sequenza dopo chemioterapia e radioterapia e la reversibilità degli stessi eventi cardiaci nella stragrande maggioranza dei casi.
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